Dinamo, che testa! Allora non sei solo “corri e tira”… E sognando si impara

Brian Sacchetti (foto: Max Turrini – DinamoBasket)
Ci credevano in pochi, inutile dire il contrario. L’impresa della Dinamo Sassari, capace di ribaltare la differenza canestri (doveva vincere di almeno 12 punti) contro il Brose Basket Bamberg nell’ultima giornata dei 32esimi di Eurocup ha dell’incredibile, per come è arrivata e perché c’era (e c’è) tanta stanchezza nelle gambe. Miracolo sportivo, evento più unico che raro, ennesimo passo nella storia, largo agli aggettivi per quello che la squadra biancoblù sta compiendo e ha realizzato negli ultimi 12 giorni. E se per qualcuno i numeri hanno un significato…
Non avevano grande fiducia nemmeno i tifosi sassaresi, bacchettati a dovere dal capitano Manuel Vanuzzo (stellare il suo 4/6 da tre punti) dopo la sbornia del Pala Serradimigni, accusati di essersi accesi solo dopo le triple da fantascienza dei cugini Diener. “Abbiamo bisogno di loro anche quando le cose non vanno benissimo – ha detto Vanuzzo – ringrazio la curva e il Commando che ha provato a trascinare gli altri, freddi settori”. E chissà che adesso, dopo la grande prestazione di metà settimana, i crediti di una Dinamo comunque in crescita esponenziale per quanto concerne il feeling con la piazza non aumentino ulteriormente.
Il segnale più importante post-qualificazione agli ottavi della seconda manifestazione continentale risiede però nella maturità mostrata dalla squadra di Sacchetti. Se prima della Final Eight di Coppa Italia, all’alba del proibitivo scontro contro l’EA7 Milano, si auspicava la classica partita “ignorante” con tante triple e soluzioni estemporanee baciate dalla buona sorte, stavolta pur avendo sotto gli occhi la stessa modalità di trionfo, ad essere decisive sono state flemma e sagacia. Abbiamo scoperto una Dinamo ragioniera, capace di scacciare la voglia di fare tutto e subito e il rischio di “strappare”, giocando con il cronometro per inibire le transizioni tedesche prima e congelando il mega vantaggio poi.
Un po’ come quando nel calcio occorre recuperare uno o due gol nella gara di ritorno, c’era il rischio di buttarsi avanti e forzare le soluzioni, con lo sguardo all’insù. Invece no, partita normale, obiettivo punto a punto e poi “cinque minuti da Dinamo”, ha ordinato Sacchetti. Paragone calcistico, ma anche ciclistico, quello con una tappa di pianura dove lavorare di gomiti per assicurarsi le posizioni migliori in vista dei 200 metri finali. E così è stato, la parte del Cipollini l’hanno recitata i Diener e Caleb Green, ma il “treno” è stato lungo, superlativo, fatto di triple (18/32 di squadra, 56,3%), raddoppi e difese. Con gli italiani (46′ in tre) trascinatori, capaci di sopperire alle magre di un ammaccato Gordon. Ed anche un pizzico di fortuna, che non guasta, perché all’andata Bamberg tirò con percentuali irreali, mercoledì ha scritto 4/20, dicasi 20%! “Mattoni” veri e propri, di Gavel, Harris e Smith, arrivati nel momento migliore, quando si faceva il pendolo tra l’agognato +12 e la cocente delusione.
Adesso si va a Berlino, facile citare Beppe Bergomi, ma ci si può anche limitare ad auspicare che lo stellone anti-Germania rimanga nelle tasche biancoblù. Dopo Oldenburg e Bamberg è il turno dell’Alba di coach Obradovic. Di sogno in sogno, passetto nella storia che tira l’altro, si può andare lontano. Perché fermarsi?
Fabio Frongia