In agosto Zemanlandia è ancora chiusa

Antonio Loi durante il riscaldamento. Suo il gol del vantaggio rossoblù
Un solo tiro verso la porta avversaria in occasione del gol del vantaggio. Sarà pure calcio d’agosto, però il Cagliari sceso in campo ieri ad Oristano non è stato in grado di prodursi in un’azione pericolosa degna di nota al fronte di avversari che hanno giocato sì con il coltello tra i denti, ma che tecnicamente lasciavano comunque molti punti al cospetto di Cossu e compagni. Non è stato un bel Cagliari, ma non certamente più brutto di quello che un anno fa di questi tempi superava con un asfittico 1-0 un battagliero Ajaccio a Macomer. Certamente più giovane, giovanissimo anzi, con un’età media che non superava i 24 anni. E’ che l’impazienza spesso genera disillusione, ma le equazioni nel calcio non sono infallibili e Zeman d’estate raramente si traduce in spettacolo. Fortuna che Sdengo, a bocce ferme e martoriato dalle zanzare, l’abbia detto esplicitamente e candidamente che dalla partita di oggi non si aspettava alcun progresso e che il calcio è ben altra cosa, perché altrimenti qualche campanello d’allarme sarebbe iniziato a suonare. Anche se, va ricordato, mancavano all’appello tre titolari come Rossettini, Conti ed Ibarbo. Non certo gli ultimi arrivati.
Scintille e bollicine di fattura zemaniana, eccezion fatta per il gol che ha coronato una geometrica e manualistica azione imbastita sulla sinistra da Crisetig e Murru, se ne sono dunque viste poco. Principalmente perché i tre del centrocampo visti nella prima frazione -

Andrea Cossu, migliore in campo contro l’Apollon Limassol
Ekdal (ottimo in fase d’interdizione), Crisetig (bene il compitin0, ma servono più personalità e più palloni da gestire) e Donsah – non avevano ancora la gamba per arare la pelouse in verticale accompagnando le azioni d’attacco e perché il trio d’attacco tutto isolano Cossu-Sau-Loi – pur volitivo – non ha saputo pungere con la dovuta efficacia, mancando applicazione degli schemi e dialettica di reparto. Certo un discorso a parte merita il numero 7 rossoblù – bollato come bollito rottame dai più al termine della scorsa stagione – è apparso (unico tra coloro che sono scesi in campo) completamente rigenerato dai massacranti carichi di lavoro del boemo. Forse ha falsificato la natura del tridente, ma la sua corsa a tutto campo ha permesso al Cagliari di sviluppare un barlume di gioco fatto di ripartenze e duetti a cui un Sau visibilmente affaticato non riusciva però a dare seguito. Di là il cambio, con Longo che però non ha saputo fare meglio, isolato(si) per giunta là davanti e piuttosto avulso dalla manovra. Urge una prima punta dalle spalle larghe e dalla saccoccia gravida di gol. Giulini e Marroccu, seduti nei pressi della panchina durante il match, avranno preso nota.

Diego Farias, lampi di classe da parte del brasiliano ieri pomeriggio
Positive, di note, ad ogni modo, ce ne sono state. Gioco, tagli, incroci e sovrapposizioni no, però nel complesso la squadra si è mossa bene, garantendo una buona copertura del terreno di gioco che ha arginato l’atletismo degli avversari. Difesa alta, come di consueto, che in diverse circostanze è stata attaccata per vie centrali, ma che non è mai andata in bambola, con Capuano e Benedetti (in campo per 90′) che hanno disputato una prova sufficiente, mostrando un segno di cedimento solo in occasione del gol, quando Merien ha avuto tutto il tempo di stoppare e portarsi il pallone sul piede mancino prima di fulminare un incolpevole Colombi. E’ piaciuto anche il dinamismo propulsivo di Balzano, subentrato nella ripresa al posto di Pisano, che ha macinato chilometri lungo tutta la fascia, perdendo tuttavia sistematicamente lucidità al momento del cross. Proficuo il dialogo avviato con Farias, gettato nella mischia a poche ore dalle firme e subito in gran spolvero tra tocchi di fino e convergenze che hanno mandato in tilt George, il suo marcatore diretto. Poco altro da segnalare, dall’umida serata oristanese. Incorniciati da un entusiasmo sugli spalti che semina tante aspettative e che genera responsabilità negli attori e un nuovo orgoglio in chi li sostiene, il Cagliari e il suo condottiero boemo piacciono alla gente. E quando si accenderanno, sarà tutta un’altra musica.
Matteo Sechi