
Marco Cari e il suo gruppo (foto: Veronica Barni; sardegnasport.com)
Disarmante, disarmati, disarmato. Questa declinazione, in estrema sintesi, per iconizzare la sensazione avuta durante Real Vicenza-Torres, al fischio finale del signor Pillitteri di Lecce, e poi all’ingresso in una sala stampa condita dal grande aplombe dell’insegnante di calcio Mario Vittadello e dalla delusione di Marco Cari e Simone Guerri. Disarmante la prestazione della Torres tutta, come riconosciuto dai giocatori, disarmati, e dal mister (disarmato, appunto) incapaci di spiegare l’assenza di mordente al cospetto di una squadra che si sapeva forte ma che poteva e doveva essere affrontata con altro piglio.
La Torres che non ti aspetti, che veniva da una vittoria rigenerante e da una settimana di grande leggerezza portata dalle parole del nuovo co-presidente Antonio Martino. Evidentemente ha fatto male il calo di tensione, l’aver voltato forse per la prima volta in stagione le spalle al muro ha tolto ai rossoblù quell’attenzione che, pur in quadro di mediocrità, aveva permesso di mantenere inviolata la porta nelle precedenti due gare.
Il risultato, al “Menti”, contava fino ad un certo punto. La sconfitta era messa in conto, servivano prestazione e conferma di avere imboccato la strada giusta. Occorreva verificare la capacità di lottare, cancellata subito dall’avvio choc fatto di occasione concessa al 30” e rete subita in fotocopia alla stessa. “Non possiamo prendere gol all’inizio”, ha detto Cari stoppando sul nascere ogni attenuante. Il gol a freddo è aggravante, perché denota approccio sbagliato, che poi ha fatto tramontare il piano partita, fatto di attesa e contropiede.

Roberto Cortellini (foto: Veronica Barni – sardegnasport.com)
Partita difensiva che, se vogliamo, poteva essere preparata meglio, sempre ricordando come il sottoscritto e i suoi colleghi parlino a cose fatte. In verità, a molti aveva fatto storcere la bocca la scelta di proporre Cortellini in mediana, adattando sulla sinistra un Cabeccia esposto alla velocità di Lavagnoli e impossibilitato a spingere per manifesto disagio sulla zolla mancina. Cortellini ha qualità e tiro, si dirà, ma non ha la corsa per andare ad inserirsi come una mezzala dovrebbe fare, e infatti la squadra si è presto spezzata in tre tronconi: la difesa, i tre mediani, le tre punte.
La retroguardia è la nota lieta, come ormai accade spesso. Il quartetto, pur rimescolato, offre garanzie e i singoli stanno bene anche dal punto di vista mentale. Male De Gol, ieri colpevole per il rovescio iniziale. Sempre affidabile Agius, anche come regista arretrato. Cabeccia lo si conosce e crediamo non dovrà più avventurarsi nel ruolo che è meglio lasciare ad altri. Sentinelli sembra avere ritrovato serenità e ha fatto valere fisico (palle alte tutte sue), esperienza e anche un po’ di rabbia.
A centrocampo sorgono tanti problemi. Simone Guerri e Davide Bottone hanno corso dietro gli avversari per tutta la prima mezzora, poi quando la Torres ha cominciato a ruminare calcio hanno sciupato moltissimi palloni. Un film già visto, e forse non è neanche colpa dell’ex Barletta e dell’ex Torino se viene chiesto loro di cucire senza avere né il filo né il ditale. Cortellini pesce fuor d’acqua, come detto, ma comunque prezioso coi suoi tiri (due), che risultano gli unici a referto. E poi Pagliaroli, che qui inseriamo tra i centrocampisti pur avendo coperto tanti metri con la proverbiale generosità. Encomiabile, poco assistito ma anch’egli impreciso ogni volta che ha dovuto chiedere l’uno-due o servire in mezzo. Ha fatto da pendolo, è tra quelli che stanno meglio, avrà un’altra chance contro la Virtus Vecomp Verona (sabato, h. 14.30 al “Vanni Sanna”).

Antonino Bonvissuto (foto: Veronica Barni – sardegnasport.com)
Vista la situazione di cui sopra, non stupisce l’evanescenza delle punte. Colpevole quella di Oussama Essabr, impresentabile per condizione fisica. Lo stesso Cari ha ammesso che “ha giocato perché poteva tirare qualche punizione, ma questa bisogna anche procurarsela”. Il marocchino ha smesso di correre dopo una manciata di giri di lancette. Partito a sinistra, ha stazionato al centro lasciando a Bonvissuto il compito di scorrazzare. E dire che dovrebbe dare al siciliano la possibilità di correre meno ed essere più lucido sotto porta. Antonino, che non meritava di sbagliare il rigore della bandiera (e magari della riapertura), lo abbiamo visto a centrocampo e in difesa, prezioso “a là Ibrahimovic” come contraerei sul primo palo contro i corner. Non lo abbiamo visto dove dovrebbe stare, in attacco, e quando c’era i servizi sono stati imbarazzanti. “Scavetti” e filtranti troppo lunghi, cross a campanile ai quali nemmeno una catapulta infernale dei gemelli Derrick riuscirebbe a dare forza, appoggi eccessivamente decisi. Questo il ventaglio di cartucce sui piedi e sulla testa di Bonvissuto, che non sarà Van Basten, e forse nemmeno Denis Godeas, ma resta difficile da criticare.

Marco Cari (foto: Veronica Barni – sardegnasport.com)
Marco Cari ha sbagliato formazione, lo abbiamo detto nelle pagelle e continuiamo a sostenerlo. Al netto delle emergenze che ha addotto come giustificazione (e, ripetiamo, noi parliamo sempre dopo), qualcosa di diverso si poteva proporre. Sicuramente qualcosa che garantisse meno sconquassi nelle conoscenze dei giocatori. Toccare la difesa, in questo momento, non pare mossa giudiziosa. A centrocampo, se proprio si voleva tornare al trio, perché non Bianchi come metronomo, l’unico che c’è in rosa? Oppure, esperimento per esperimento, perché non Sentinelli avanzato, visto che da mezzala (alle spalle di bomber Andrea Cocco), segnò caterve di gol con Ninni Corda? L’allenatore laziale, al quale va rinnovata la stima per la chiarezza con la quale accetta domande e critiche e la franchezza con cui risponde senza mandarle a dire, ha provato la carta Essabr. Difficile che si ripeta tra cinque giorni, lui che osserva bene i giovani in rosa, come Migani scelto da titolare, e non perde di vista Scarpa. In attesa di Foglia, ovviamente, sul quale tutti gli interpellati vanno con i piedi di piombo. “Lo conosciamo poco, aspettiamo“, è il coro.
Capitolo società: Antonio Martino in tribuna per la seconda settimana di fila fa capire come l’imprenditore abruzzese voglia vederci chiaro. Domenico Capitani si sarà fatto relazionare a dovere, per poi trarre conclusioni e bozze di progetto. Sul mercato c’è poco, occorre stringere i denti, e con essi le mani per aggrapparsi al treno di un campionato che ancora aspetta le pericolanti.
Fabio Frongia (twitter: @fabiofrongia1)