L’importanza di chiamarsi Jerome: Dyson soffre e si gestisce. Ma è fattibile preservarlo?

Jerome Dyson, play-guardia della Dinamo Sassari
Non solo Edgar Sosa ai box ormai da diverse settimane, da quando alzò bandiera bianca nella gara contro il Gran Canaria rimanendo fuori dalla sfida casalinga tra Dinamo Sassari e Vanoli Cremona cominciando a giocare a spizzichi e bocconi. Meo Sacchetti e lo staff biancoblù, compagni di squadra annessi, devono fare i conti con gli acciacchi ripetuti e diversificati che tormentano Jerome Dyson. Il giocatore più discusso, apprezzato, decantato e criticato della stagione sassarese, vive infatti un nuovo momento di appannamento dopo quelli che nella prima parte dell’annata lo avevano portato davanti al mirino della critica. In principio furono i problemi alla schiena, frutto di qualche botta di troppo, poi il ginocchio e ora (anche) la caviglia. Fatiche ravvicinate, poco (o nullo) tempo per il recupero, allenamenti rari e limitati, hanno portato Dyson a fornire un contributo certamente inferiore a quanto potrebbe e dovrebbe assicurare. Un problema grosso per la Dinamo, pur considerando come le caratteristiche non proprio da playmaker puro insite nel classe ’87 del Maryland abbiano influito sulla Dinamo Sassari 2014/2015.
Il coach e compagnia si augurano possa tornare il miglior Dyson se non sabato nella “sua” Brindisi almeno contro il Banvit e poi a Desio, dove ci si comincerà a giocare qualcosa di pesante, tra Eurocup e Coppa Italia. Sperando, inoltre, che anche Sosa affianchi JD per tornare ad usufruire della coppia di bomber che a inizio 2015 ha risollevato letteralmente la Dinamo dalle secche in cui si era cacciata. Di sicuro c’è che Dyson è l’ago della bilancia di questa squadra, senza il quale mancano regia, estro, punti e carisma, a dispetto della sfinge che caratterizza il suo volto. Uno contro uno sfrenato non incasellabile in schemi costruiti, slalomeggiare, tiro ignorante ma spesso più lucido e continuo di quelli proposti da Sosa e Dyson, caratura tecnica che – a dispetto di frettolosi appunti autunnali – in pochi possono mostrare al Pala Serradimigni.
Dopo la collettiva vergogna trentina, Dyson era resuscitato sotto Natale nella bella vittoria interna contro Reggio Emilia, partecipando assieme al super Sosa di Varese (10/15 al tiro per il dominicano) al sacco in terra pozzecchiana. Il buon Geronimo aveva poi preso per mano la squadra a Venezia, tagliando a fette la difesa di Recalcati con le sue scorribande, quindi contro Cremona al Pala Serradimigni arrivò un trentello con 8 assist e 33 di valutazione. Non bene a Bologna (9 punti e 4 assist in 29′), ma qui i dolori e gli analgesici erano già belli che presenti, di nuovo in doppia cifra nello show generalizzato ai danni di Pistoia. Nel girone delle Last 32 di Eurocup, Dyson aveva provato a limitare i danni nell’esordio contro Gran Canaria; solo 8 punti e 2 assist a Bandirma, in quella che è una vittoria fondamentale per poter rimanere in corsa, 20 a Podgorica (sconfitta 93-86), 11 e 4 assist nell’87-70 ai montenegrini e infine i soli 18′ di Las Palmas nella serata di ieri, che ha certificato una volta di più il bisogno di preservarlo. Ma fino a quanto è possibile rinunciarci, anche a mezzo servizio?
Fabio Frongia
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