…Tony Daga: quando lo sport diventa stile di vita
E’ instancabile la sua attivita’ di giocatore e promotore del rugby, che lo ha conquistato dopo un’iniziale esperienza calcistica. Tony Daga, nato ad Alghero 33 anni fa, e’ uno sportivo che applica le regole del suo sport nella vita di tutti i giorni: il rugby delle botte in campo, ma l’assoluto rispetto delle regole, dell’avversario, l’amicizia prima di tutto. E il divertimento, la competizione che non deve mai passare il limite del rispetto reciproco.
Nella tua famiglia ci sono altri atleti?
Arrivo da una famiglia devota al calcio. Mio padre ha fatto sempre il calciatore, cosi’ come tutti i miei zii, anche a buon livello.
Quali sono stati i tuoi primi passi nello sport?
Ho iniziato con il basket.. anche se l’altezza non lo direbbe..poi per 12 anni ho giocato per la squadra dell’Audax Alghero Calcio.
Il tuo primo incontro col rugby: quando hai iniziato, e dove?
Ho iniziato in spiaggia, con alcuni ragazzi che già lo praticavano. Ho capito subito che sarebbe stato il mio sport. Un amore a prima vista, da lasciare subito il calcio.
Quali sono stati i tuoi risultati piu’ importanti?
Di sicuro le promozioni con l’Amatori Rugby Alghero, la mia prima squadra, dalla serie C alla B e poi alla serie A. Anche con l’Asti dove ho giocato per 2 stagioni, aver centrato l’obiettivo play off che ha permesso alla squadra il ripescaggio in serie A è stato un risultato molto importante. Poi la convocazione con la selezione cayìtalana di Rugby League a Barcellona lo scorso anno, per giocare contro la squadra dei Munster, è stata una delle cose più belle della mia carriera rugbistica. Un altro ricordo indelebile e’ la convocazione con la nazionale sarda.
Insieme ad altri atleti, hai creato i “Barbajans”, ne abbiamo parlato tempo fa su Sardegna Sport. Un’iniziativa che e’ raro vedere in altre discipline sportive…per quale ragione secondo te?
Ho capito, in anni di gioco, che nel rugby è sempre un piacere ritrovarsi, più che in altri sport. Perchè quello che vivi all’interno di un campo con molti ti lega personalmente e quindi ritrovarsi anche durante l’estate, partecipare e giocare contro altri rugbisti di qualsiasi livello siano, poi mangiare e bere insieme, ridere e ricordare vecchie cose, è impagabile e ti fà apprezzare ancora di più quest sport.
E’ comune a molte societa’, anche in Sardegna, la difficolta’ a portare avanti le attivita’ agonistiche, causa il disinteresse istituzionale anche verso realta’ di rilievo nazionale (vedi HAC Nuoro, Nuoro Softball, Cagliari Baseball, ecc). Come sopravvive il rugby che ti vede impegnato tra Alghero e Barbajans?
Per quanto riguarda la situazione del far andare avanti questo sport in Sardegna anno dopo anno è sempre più dura. Le istituzioni tagliano sempre più i fondi dati alle società, soprattutto chi affronta spese ingenti come le squadre impegnate in campionati nazionali. Forse non sanno che per far viaggiare le squadre in Italia si spende una cifra esorbitante, senza poi contare i rimborsi e tutte le spese che società di serie A devono regolarmente affrontare. Fortunatamente ad Alghero abbiamo una classe dirigente che si prodiga nella ricerca di sponsor e quando i soldi non bastano ognuno mette la mano in tasca personalmente, questo ha permesso 12 anni di serie A.
Come vedi l’attivita’ rugbystica in Sardegna? Potrebbe, secondo la tua esperienza, essere volano per contribuire all’economia del territorio?
Sicuro! Il rugby in questo momento a livello mediatico stà diventando sempre più importante e noi per il nord e Capoterra per il sud siamo due ottimi veicoli per far conoscere e apprezzare la nostra terra. Giocatori, dirigenti e tifosi avversari spesso a fine campionato tornano volentieri per visitare la nostra isola da turisti. Il nostro impegno anche di promotori del turismo locale, attraverso lo sport, c’e’ e ci sara’ sempre. Con l’interessamento da parte della Regione e la creazione di una selezione della Sardegna che fà dei match internazionali il tutto sarebbe ancora più favorevole per il turismo: portare una selezione e con loro una delegazione che illustra le bellezze della nostra terra creerebbe un binomio sport e promozione di indubbio livello. Noi siamo stati la prima nazionale senior della Sardegna.
Le tue aspirazioni sportive e gli auspici per il rugby sardo.
Le mie aspirazioni sportive ormai sono passate, forse potrei aspirare giusto alla Nazionale old per il torneo alle Isole Bermuda, ma per quello sono ancora giovane. Per adesso sono felice di giocare al meglio con i miei Barbajans, la voglia di vincere e’ sempre ancora tanta . Per il rugby sardo e i ragazzi che si avvicinano o giocano da tanto, il mio consiglio è quello di non mollare. Hanno la fortuna e la possibilità di avere due società in serie A dove aspirare a giocare. Quando ho iniziato io non c’erano queste opportunità in Sardegna, e di rugby non parlava quasi nessuno. Purtroppo la nostra è un isola lontana dai panorami nazionali per quanto riguarda i campionati giovanili, non ci sono tanti selezionatori che seguono i ragazzi sardi, quindi nelle opportunità che vengono date ai giovani in confronto con altre realtà, il mio consiglio è quello di impegnarsi al massimo per riuscire un giorno a coronare i propri sogni .