Cagliari, peggior difesa di tutti (anche del Parma), ma dove sono gli attaccanti?

Zeman al lavoro con i suoi giocatori ad Asseminello

Zeman al lavoro con i suoi giocatori ad Asseminello

Si dice che a volte certi amori fanno dei giri immensi e poi ritornano. Non c’è frase più eloquente per descrivere l’esperienza di Zdenek Zeman in Sardegna. Il divorzio forzato tra il tecnico boemo e i tifosi del Cagliari è durato appena 2 mesi e 13 giorni. Non è mai capitato che un allenatore del Cagliari, allontanato e richiamato, sia stato accolto al suo ritorno da tifosi e giornalisti, in aeroporto, con così tanta euforia. Non si sa se i sentimenti provati dalla maggioranza dei tifosi nei confronti del tecnico, siano ricambiati anche dal presidente Giulini. Forse sì, forse no. Voci di corridoio provenienti da Asseminello confermano che, fra il Giulini e Zeman, non ci sia più quel feeling d’ inizio stagione. Nonostante ciò, il tecnico boemo è stato, di nuovo, incaricato di portare il Cagliari alla salvezza.

Zeman ha ereditato dal suo predecessore, Gianfranco Zola, una squadra in piena crisi, proprio come l’aveva lasciata alla vigilia di Natale. Cagliari senza un’identità, privo di carattere. Ma ciò che più meraviglia, in negativo, sono i numeri. Il Cagliari nelle ultime dieci giornate, con Gianfranco Zola alla guida, ha subito 19 reti. Considerando anche i 30 gol subiti nella prima gestione Zeman, i rossoblù ad oggi possono vantare la peggior difesa della Serie A con 49 reti. Persino il derelitto Parma, seppur con due partite in meno, ha fatto meglio del Cagliari. E i problemi non sono finiti qua. L’attacco dei sardi piange da tempo. L’ultimo attaccante che è andato a segno è stato Duje Cop, nella vittoria casalinga di fine gennaio contro il Sassuolo. Ma il bomber croato che ha stregato i tifosi della Dinamo Zagabria, nell’ultimo mese, appare solo la controfigura di quell’illusione di gennaio e che avrebbe dovuto dare una scossa al reparto offensivo.

Da quel momento i rossoblù hanno trovato la via del gol con Dessena, M’poku, Donsah e Conti, centrocampisti o (M’Poku) mezzepunte. A lungo andare, l’assenza di Marco Sau si è rivelata determinante. Non è un’iperbole affermare che da quando il bomber di Tonara, vero trascinatore nella prima parte di campionato con 4 reti, ha rimediato il grave infortunio muscolare nella sfida contro il Genoa, il Cagliari abbia vissuto una preoccupante involuzione foriera della zona retrocessione. Sau non è più sinonimo di garanzia a causa dei suoi continui acciacchi, Cop e Longo faticano a imporsi, e l’attaccante che sarebbe dovuto arrivare nella finestra di mercato invernale alla fine è andato a Firenze, Alberto Gilardino. Zeman inventi qualcosa, altrimenti è meglio rassegnarsi.

Andrea A. Matacena

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