Torres-Forlì, l’analisi. Rossoblù rinunciatari, il conto andava chiuso
La Torres ha vinto e non ha subito gol. Due fattori importanti in vista del ritorno previsto, a meno di spostamenti dovuti alle elezioni, domenica a Forlì. La squadra sassarese non ha però convinto a pieno il pubblico presente al “Vanni Sanna”; l’avversario non era proibitivo, sette assenze peserebbero su qualsiasi compagine, figurarsi su quella di Rossi. Il mister ospite ha fatto il suo dovere cercando di contenere senza subire eccessivamente per poi rischiare, in un finale nel quale i rossoblù son spariti dal terreno di gioco, addirittura di portare a casa un pareggio che sarebbe stato una manna. Per fortuna di Leone, il Melandri che, nei minuti finali del match, si è presentato davanti all’estremo difensore avversario si è dimostrato più motociclista che calciatore fallendo clamorosamente due ghiottissime palle gol. Il pomeriggio della Torres si sarebbe trasformato in un dramma, come detto da Nucifora nel post-partita, in caso di 1-1 così come sarebbe stato tale per gli ospiti il 2-0.
Il problema è rappresentato dal fatto che la Torres ha osato poco contro un avversario in oggettiva difficoltà d’organico e schierato con un 5-3-2 (per niente mascherato da 3-5-2) con i due esterni che potremo definire “nani”, più che bassi, tanto era nulla l’intenzione di offendere in quel di Sassari. Il brizzolato e silenziosissimo (non parla dal post Torres-Bassano) signore seduto sulla panchina dei padroni di casa non è sembrato accorgersi del progetto di partita messo in piedi e sviluppato dagli ospiti, lasciando i suoi quattro giocatori offensivi perennemente in inferiorità numerica contro i cinque (minimo) difensori. Guerri e Bottone preoccupati solo della fase di rottura ma c’era poco da distruggere; emblematica un azione, nel primo tempo, nella quale Ferrario (innocuo ma non solo per propri demeriti), a seguito di un cross da destra, fa la sponda verso il limite dell’area per l’inserimento di un centrocampista che non c’è: la squadra è rimasta, per tutta la durata della gara, spezzata in due tronconi. Ieri Cari ha anche snaturato un terzino, Capogrosso, con chiare attitudini offensive bloccandolo dietro e favorendo le iniziative dell’avversario di turno (l’ottimo ’93 Boron), entrato in campo con l’idea di non oltrepassare la linea di metà campo. Non si è subito gol e non succedeva dal 30 marzo (vittoria per 2-0 contro una Pergolettese in doppia inferiorità numerica e già con un piede nella fossa) ma è altrettanto vero che far segnare il Forlì visto ieri non era un’impresa facile; nonostante tutto si è rischiato non poco in un finale imbarazzante dal punto di vista fisico. Le gambe della squadra non girano più da un po’, non è un semplice calo.
Unica nota positiva, oltre al buon Cortellini visto nell’inedito ruolo di difensore centrale (bocciatura totale e comprensibile per il Cossentino “ammirato” finora), il rientro a pieno regime di Alberto Filippini. Nella vittoria di ieri il suo strappo, in occasione del gol, è stato decisivo per sbloccare una partita tutt’altro che semplice; anche lui è un po’ sparito nel finale, soprattutto quando è stato spostato sull’esterno. Se si vuole vedere il bicchiere mezzo pieno la Torres, nonostante mille problematiche, ha spostato l’equilibrio dalla sua parte e, come ricordato da tutti i protagonisti della sala stampa, andrà ad affrontare la gara di ritorno con due risultati su tre ma, occhio, l’avversario non sarà lo stesso di ieri visto che recupererà circa la metà dei suoi indisponibili e dovrà, per forza di cose, impostare il return match in una chiave totalmente differente. La squadra monocorde di ieri sarà in grado di cambiare faccia?
Mauro Garau