… Matteo Mancosu: “Lasciare la Sardegna è stato decisivo. Marco il più forte, Marcello sfrutti la chance”

Matteo Mancosu
Anzitutto andrebbe sfatato un mito piuttosto scadente: Matteo Mancosu non è arrivato alla ribalta dal niente e non si è nemmeno trasformato improvvisamente in campione. Tutt’altro. Quella è l’insipida favola edulcorata che ai più piace propinare. Non ci sarebbe torto più grande da fare un attaccante che quello di chiudere gli occhi di fronte ai numeri accumulati in carriera. Nel suo caso dannatamente alti, tanto da coinvolgere quelle tre cifre che fior fior di bidoni piantati nelle aree di rigore di Serie A e Serie B non raggiungeranno mai nemmeno se avessero a disposizione due intere carriere.
PROFESSIONE BOMBER. 111 realizzati in 13 stagioni lasciano intendere che forse le colpe di un ritardo rispetto alla categorie che più contano andrebbero scaricate su chi non è stato in grado di riconoscere la luce abbacinante del suo talento. I gol, Matteo Mancosu, li ha sempre fatti, in qualsiasi serie, segno che i suoi limiti hanno una consistenza piuttosto elastica e di conseguenza sono ben predisposti all’espansione. Un attaccante che conosce il mestiere, che trascende la categoria. Come i vari Zampagna o Riganò, per non voler scomodare paragoni troppo impegnativi. “I numeri dicono quello, sono riuscito a segnare in tutte le categorie – conferma il ventinovenne cagliaritano – come i due citati per esempio, ma anche come Castillo, che ho avuto come compagno di squadra lo scorso anno. Non è mai facile confermarsi, talvolta si parla di bomber di categoria che non riescono a ripetersi se salgono di livello, a quanto pare io non rientro tra questi. Segnare resta comunque sempre l’emozione più forte, a prescindere dalla categoria”. E quando uno è specialista nel suo mestiere, non c’è neanche bisogno che trasformi o adatti più di tanto le proprie caratteristiche a quelle di palcoscenici via via più prestigiosi. “Solo per un anno, quello a Lamezia, ho dovuto cambiare modo di giocare, perché Costantino mi sfruttava come attaccante esterno. Io sono sempre stato una seconda punta, che ama svariare e aggredire la profondità“.

Andrea Feola in conferenza stampa
IL NUOVO RE. Contro il Lanciano è arrivato il 22esimo sigillo stagionale, che i più catalogheranno asetticamente come l’ennesima perla, ma che in Sardegna segna il tempo di un record: Mancosu è il nuovo detentore del primato di miglior realizzatore isolano in cadetteria. Superato da tempo Pietro Paolo Virdis, nel mirino del re dei cannonieri della Serie B 2013/2014 era finito Marco Sau, che due anni or sono con la Juve Stabia si fermò a quota 21. Freccia azionata e sorpasso completato, ma lui si schermisce dagli elogi e sposta l’attenzione sull’impresa compiuta dal Trapani. “E’ sicuramente un traguardo importantissimo, non avrei mai pensato di realizzare così tanti gol in una categoria che era nuova per me, per la squadra e per la città. Non sapevamo davvero cosa ci aspettava, abbiamo centrato la salvezza, che era il nostro obiettivo, con molto anticipo e ora siamo lì per giocarci i play-off. Fantastico“. Con te un ragazzo silenzioso, caparbio e soprattutto dotato che, giunto in punta di piedi, è riuscito a strappare in questo finale di stagione una maglia da titolare. Parliamo di Andrea Feola. “Anzitutto è un ragazzo d’oro perché è uno che sa ascoltare, che non parla mai a sproposito, che si impegna tantissimo. Quando è stato chiamato in causa si è fatto trovare pronto e ha giocato due-tre partite di grande spessore. Ha patito un po’ il salto dalla Serie D, ma trovo sia normale, però ha sopperito ascoltando consigli e suggerimenti: e questa è una qualità rara e preziosa. Poi che sia un giocatore capace non lo scopro certo io“.
AUREA MEDIOCRITAS. Proviamo a svelare il segreto del Trapani di Boscaglia, per gioco espresso tra le migliori compagini del campionato, e del suo cannoniere? “Diciamo che siamo stati bravi ad affrontare realmente il campionato domenica dopo domenica, senza porci obiettivi che non fossero la conferma della Serie B. E’ stato questo il segreto per fare tanti punti ed esprimere un gran gioco. I miei gol sono arrivati di conseguenza: in una squadra che gioca a memoria, chi segna deve molto ai propri compagni“. Sta collezionando complimenti ed elogi e si sta accaparrando titoli e copertine, eppure non dev’essere stato semplice, frustrante magari, sapere di poter valere cinque stelle, ma non avere quasi nessuno pronto a scommetterci per accenderle tutte. “Diciamo che io non ho mai guardato in alto, mi sono sempre e solo concentrato sul campionato che mi apprestavo a disputare. E’ vero, ho fatto tanta Serie D, forse troppa, anche se non è mai mancato chi mi invitava ad andare oltre, perché ne avevo le capacità. Li ho sempre ringraziati, ma ho preferito restare con i piedi per terra. E lentamente sono comunque emerso dai meandri, grazie soprattutto a una svolta: lasciare la Sardegna mi ha aperto nuove prospettive e dato più visibilità. Purtroppo è così, inutile negarlo“.

Marcello Mancosu con la maglia del Pavia
MA-MA-MA MANCOSU. E forse anche per questo motivo, il più piccolo della famiglia, Marcello, ha deciso di anticipare i tempi, nel tentativo di sfruttare al meglio la chance concessagli proprio dal Trapani, che l’ha poi spedito a Pavia, dove è riuscito a ritagliarsi uno spazio in poco tempo. “Sì, Marcello ha avuto la bravura e la fortuna di poter uscire presto dalla Sardegna. Adesso sta a lui dimostrare il proprio valore, la strada non sarà in discesa ma io sono convinto che abbia tutte le carte in regola per convincere“. Difficile negare che al momento lo scettro di più “bravo” glielo abbia strappato, ma al confronto con Marco, il più noto e attenzionato dei fratelli sino all’anno scorso, Matteo si sente ancora in svantaggio, pur fissando indirettamente la boa da raggiungere per completare il sorpasso. “Il migliore resta lui, non ci sono dubbi. Ha giocato e segnato in Serie A, io invece no“. Tutti ricordano il famoso provino durante il quale il Cagliari ti scartò, eppure la porta principale in Sardegna non sempre garantisce l’ingresso nei salotti buoni. Marco, in fondo, potrebbe confermarlo. “Io continuo a pensare che il Cagliari sia un’opportunità importante per un sardo, perché sin da piccolo ti confronti con avversari di qualità e sei seguito meglio sotto il profilo tattico e tecnico. Io ho fatto il settore giovanile in una squadra di Seconda Categoria e le differenze ci sono. Però poi certo non basta. Devi essere bravo a sfruttare l’occasione, fortunato a trovare il mister che crede in te e ti valorizza e forse Marco, in questo, è stato un po’ sfortunato sinora“.
SUAZO BIANCO O SARDO ATOMICO? Matteo, invece, di allenatori che hanno stimolato la velocità anche nelle ambizioni e nella fiducia in sé stesso, a un certo punto della carriera ha avuto la fortuna di incontrarne. A partire da Sibilia, che lo guidò nel suo primo anno da professionista nel 2009 e che lo pretese dalla dirigenza del Latina l’anno seguente. “Sibilia mi ha aiutato molto perché ha puntato fortemente su di me a Villacidro e poi ha fatto il mio nome a Latina. Devo però ricordare anche Costantino e Boscaglia, due tecnici che hanno creduto molto nelle mie doti, mi hanno fatto sentire uno importante e insegnato tante cose“. Proprio a Villacidro, Sibilia lo ribattezzò “Suazo Bianco”, mentre a Trapani è stato immortalato come “Sardo Atomico”. Difficile scegliere il soprannome prediletto: “Sì, non saprei quale scegliere tra i due (ride)“. Per lo start al futuro, invece, c’è ancora tempo. “Ho ancora un anno di contratto con il Trapani e soprattutto la voglia di centrare i play-off per giocarci la Serie A. Di altre cose parleremo in estate“.
Matteo Sechi