Torres, bando alla paura. Un punto interrogativo e un jolly per tirare la volata

Un’esultanza della Torres al “Vanni Sanna” (foto: Alessandro Sanna – sardegnasport.com)
La paura non ha mai portato nessuno alla vetta. Questa frase uscita dalla penna di Publilio Siro, scrittore e drammaturgo romano, ha più di 2000 anni ma è sempre attuale. Di quel sentimento così sgradevole ci parla spesso, ma soprattutto negli ultimi giorni, Marco Cari. L’allenatore ciociaro esprime il timore che la sua Torres, quasi perfetta nel girone di ritorno, possa iniziare a fare dei calcoli rendendosi conto della sua forza. Smettendo di giocare alla morte e senza soluzioni alternative alla vittoria come fatto, quasi sempre, in queste 10 giornate nelle quali sono state collezionati 24 punti, frutto di 7 vittorie e 3 pareggi.
Allo stesso tempo è stato lo stesso tecnico rossoblù a compilare una sorta di tabella nella quale quantificava (15, di cui tre già ottenuti senza patemi sul campo del Bellaria) il numero di punti utili per arrivare alla promozione-salvezza. E’ proprio lui, guida tecnica ma non solo, il primo a non dover aver paura. Perché è proprio l’allenatore, molte volte, a trasmettere la mentalità a una squadra. E’ proprio il modo di approcciarsi alle partite l’aspetto più difficile da inculcare nella testa dei giocatori. Finora si è pensato poco e agito molto; bisognava pensare a vincere per rientrare in corsa e si è riusciti a farlo. Paradossalmente, può essere più difficile ora, a 3 punti dall’obiettivo, rispetto a prima, quando l’ottavo posto si vedeva solo col binocolo (-9).
La rosa è altamente competitiva e deve continuare a ragionare come ha sempre fatto da gennaio in poi: ogni partita dev’essere giocata come se fosse l’ultima, la finale, non una battaglia parziale ma una guerra da vincere a tutti i costi. Se l’approccio sarà questo ci sono pochi dubbi: l’impresa verrà portata a termine e la Torres tornerà in terza serie a distanza di otto, lunghissimi anni. Parliamo di paura perché si è avuta l’impressione che ce ne sia un po’, sebbene nessuno degli interessati (a partire dalla dirigenza fino ad arrivare al magazziniere) lo ammetterebbe mai.
La prova di tutto ciò è stata data dal campo che, pur parlando di tre partite nelle quali son stati realizzati 7 punti (Santarcangelo, Bra e Castiglione), ha fatto notare ai più attenti osservatori un calo più a livello di gioco che a livello fisico. La squadra, in questi match sopra elencati, ha quasi smesso di giocare dopo aver ottenuto il vantaggio e la cosa, sempre per cercare il pelo nell’uovo, è forse costata, in quel di Santarcangelo, due punti potenzialmente molto preziosi. Un po’ di paura si è avuta forse anche nell’impostazione tattica di questo girone di ritorno, nel quale Cari ha schierato la squadra con quattro giocatori prettamente offensivi ma, allo stesso tempo, ha rinunciato alle avanzate dei laterali di difesa lasciando Capogrosso (unico terzino attualmente a disposizione con caratteristiche offensive) spesso in panchina, preferendogli capitan Cabeccia e Bolzan, due ottimi giocatori in fase difensiva ma poco propensi alle scorribande nella metà campo avversaria.

Gaetano Capogrosso (foto: Alessandro Sanna – sardegnasport.com)
A parziale scusante arriva la prolungata assenza del padrone della fascia sinistra Cortellini, altro elemento di spinta, che probabilmente sarebbe stato titolare al posto dell’ex Messina. Poche sovrapposizioni dei laterali difensivi e meno spazi per gli esterni alti (tutti di qualità eccelsa) costretti a fare gli straordinari per creare superiorità numerica. La coperta è corta, potrebbe affermare qualcuno, ma un numero elevato di giocatori presenti nella metà campo offensiva costringerebbe gli avversari a giocare con più uomini dietro la linea della palla, limitando, così, la loro pericolosità.
Continuiamo spendendo due parole sul centrocampo; la coppia Guerri-Bottone è affidabilissima in fase di rottura e di primissima impostazione, Bianchi è un ottimo ricambio in quel ruolo, come dimostrato domenica a Bellaria. Rimane il punto interrogativo Foglia. L’ex centrocampista del Teramo sembra essere un po’ a margine delle rotazioni di Cari e, ad esser sinceri, sembra non far molto per provare a far cambiare idea al suo allenatore. Nella trasferta mattutina dell’ultima giornata ci si aspettava un suo impiego al posto dello squalificato Guerri ma gli è stato preferito, con ottimi risultati, l’enfant du pays; altra alternativa poteva essere quella di schierarlo al posto di Filippini (unico insostituibile) alle spalle di Infantino, ma si è preferito virare su Ciotola, non brillantissimo in quella posizione già contro il Castiglione. Che fine ha fatto il centrocampista di qualità apprezzato nel deserto tecnico e tattico del girone d’andata? Sarebbe auspicabile un suo maggiore impegno (non sembra motivatissimo) e una chance che lui stesso dovrà essere abile a guadagnarsi, magari da titolare, da qui al rientro dell’unico vero numero 10 ma, si sa, squadra che vince non si cambia.
Abbiamo parlato di Filippini come unico insostitubile per spendere due parole su un possibile jolly in questo rush finale di campionato: Antonino Bonvissuto. Nel girone d’andata, come tutti i suoi compagni, non ha di certo incantato mettendo a segno tre reti (due su rigore) ma, in queste ultime partite, sempre subentrato a Infantino, ha mostrato cenni di vita e voglia di dimostrare mettendo anche a segno il gol del 3-0 a Bellaria. Bella la dedica a Susanna Campus (tifosa torresina malata di Sla cui la squadra al completo aveva fatto visita di recente). Il suo impegno è quantomeno un atto da professionista e non scontato dato che, nel mercato di gennaio, il ds Nucifora ha provato a cederlo in ogni manieria, fino alla chiusura all’Ata Hotel di Milano. C’è tutto per fare bene, compresa la “calma apparente” a livello societario, e allora via con l’ultimo step per arrivare dove si merita.
Mauro Garau