E finalmente è giunto il giorno del tanto atteso arrivo di Domenico Capitani a Sassari. Giusto una toccata e fuga per l’imprenditore laziale che non avrà avuto nemmeno il piacere di ammirare la Fontana di Rosello (è arrivato ieri in tarda serata ed già ripartito per Latina), ma in programma c’era un incontro tanto importante quanto decisivo con le forze locali dichiaratesi disposte a investire nella Torres 2013/2014. Si è discusso del futuro assetto societario e se si fa fede alla soddisfazione generale respirata a vertice concluso, di giornate per vedere le bellezze della città Capitani ne avrà tante a disposizione in futuro.
L’incontro di oggi. Un briefing che ha visto seduti intorno al tavolo il nuovo patron della Torres, l’avvocato Carboni in rappresentanza dei tifosi e gli imprenditori locali capeggiati da Antonio Cesaraccio, questi ultimi convocati da Capitani proprio per misurare la reale disponibilità del territorio a sposare il suo progetto. L’ex presidente del Fondi, infatti, ha convocato la riunione principalmente per assicurarsi che l’impegno delle forze economiche della città concorra attivamente e consistentemente al rilancio del prestigio della squadra. E la risposta dei partner sassaresi, in questo senso, è stata più che incoraggiante. Una richiesta di sostegno che non nasconde eventuali difficoltà che riscontrerebbe il re del kiwi in Italia nel caso in cui da solo si ritrovasse a dover coprire le spese di gestione. Per lui parlano, infatti, il successo della sua impresa e i venti anni nel mondo del calcio, durante i quali si è già misurato con realtà e campionati dai costi simili. Se oggi il Latina è in B, per esempio, una parte del merito va anche riconosciuta al commercialista laziale, che contribuì alla rifondazione e al rilancio della società negli anni scorsi.
Sassari c’è. L’auspicio che l’impegno dell’imprenditoria locale non si limiti a un sostegno di facciata risponde infatti a due necessità tra loro slegate ma che concorreranno in egual misura alla stabilizzazione della Torres nei campionati professionistici. Da una parte Capitani è consapevole che il dialogo con la città viene prima di qualsiasi progetto e che senza l’avvallo e il sostegno del territorio la sua avventura a Sassari è destinata a non durare a lungo proprio perché non crede nella figura del forestiero che fa in solitudine il bello e il cattivo tempo. Dall’altra, la riforma dei campionati impone il bisogno di un pingue fondo economico che possa in ogni momento far fronte ad eventuali brutte sorprese. Perché se è vero che oggi le priorità sono quelle di dover spendere anzitutto bene, è anche vero che la prossima Seconda Divisione sarà una lotta all’ultimo sangue per assicurarsi un posto in paradiso, soprattutto perché per metà delle squadre che parteciperanno al campionato non è previsto alcun purgatorio di sorta. Servono allora investimenti di un certo tipo, che già in partenza possano lasciar ben sperare per il conseguimento dell’obbiettivo. Senza l’ottavo posto, infatti, ogni euro speso sarà un euro perso. In questo senso la risposta, quella che aspettava Capitani, sembra esserci stata. Le linee generali discusse, insomma, sarebbero state condivise da tutti i presenti.
Il silenzio del Capitani. Se il futuro numero uno rossoblù tarda a rilasciare dichiarazioni ufficiali è perché aspetta l’esito dell’assemblea convocata per lunedì dagli organizzatori di Fundraising Torres, dove si deciderà in che modo dovrà essere utilizzata la somma generosamente raccolta nei giorni scorsi. Nell’incontro di oggi Capitani ha ribadito all’avvocato Carboni che il coinvolgimento dei tifosi nella nuova società è il primo passo da compiere e che lui stesso ci tiene particolarmente. Un gesto significativo per partire con il piede giusto e per dare quel segnale di discontinuità con le precedenti gestioni, benché sia doveroso ricordare che già Lorenzoni avesse pubblicamente aperto all’ingresso della tifoseria in società.
Un po’ di chiarezza. Non saranno direttamente coinvolti, come poteva sembrare in un primo momento, Coop Service e il CNS. I nomi dei due grossi sodalizi del mondo cooperativo sono stati tirati in causa esclusivamente perché due dei loro rappresentanti in Sardegna, Satta e Forlenza, hanno facilitato il lavoro di tramite per il passaggio di consegne tra la vecchia e la nuova proprietà. Trovano smentita anche alcune voci circolate sul conto di Capitani. Nessun interesse sull’Isola avrebbe spinto l’imprenditore a impegnarsi con la Torres e per di più non si sarebbe mai interessato di energie rinnovabili. Capitani sarebbe stato convinto da opportunità meramente sportive e dal prestigio che il nome della Torres vanta a livello nazionale, sebbene in futuro non sia da escludere un suo interesse imprenditoriale in Sardegna.
Progetti a lungo termine. Chi lo conosce bene descrive Capitani come un uomo tosto, orgoglioso e di parola. Uno che quando prende un impegno non si tira indietro. Ma soprattutto come un grande conoscitore di calcio che non ha rilevato la Torres transitoriamente. Alla base c’è la volontà di guardare lontano e di restituire la squadra ai livelli che gli competono. Capitani sa bene cosa rappresenta la Torres per la città e quanto sia forte l’attaccamento dei tifosi ai colori della squadra. Niente sarà per questo lasciato al caso e lui per primo intende presentarsi alla piazza come una garanzia per il futuro della Torres. I fatti, poi, confermeranno o meno l’audacia delle buone intenzioni. Per intanto, nei giorni scorsi, si è esposto in sua vece Fabio Albieri, che con Capitani ha uno splendido rapporto e che con ogni probabilità sarà della partita, anche se resta da capire nei panni di quale ruolo.
Capitolo allenatore. Di nomi nelle ultime ore ne stanno circolando tanti ma, come spesso accade in questi casi, nessuno dei papabili riportati siederà verosimilmente sulla panchina della Torres. Non sarà certamente Cuccureddu, un tecnico che non entusiasma la piazza, nonostante il suo nome sia circolato insistentemente. Resta in piedi invece la pista Luiso, così come quella di Vullo perché l’identikit del futuro tecnico rossoblù risponde a un dettaglio piuttosto chiaro: arriverà da “fuori”. Entrambi mantengono delle chance, ma la sensazione è che il nome giusto debba ancora uscire. Per il momento non c’è comunque alcuna fretta e la scelta verrà ben ponderata anche perché prima vanno chiarite le posizioni di alcuni tra i giocatori più rappresentativi, tra cui il bomber Meloni, l’esterno Migoni e il centrale Idda, tutti in attesa di una chiamata.