Sant’Elia – 9 gennaio udienza da brividi. Clarin: “Ingannati da Cellino, chiediamo sequestro stadio”. Oggi cda Cagliari Calcio col patron?

Il settore Distinti del Sant’Elia (foto: Federico Paparusso)
Mentre si vocifera di progetti atti a rifare il look al Sant’Elia, con indiscrezioni che non trovano conferma e, stando alle modalità prospettate, appaiono quantomeno difficili da realizzarsi, la vicenda relativa allo stadio del Cagliari Calcio resta apertissima. Legata alla sfera giudiziaria, vista la volontà della Clarin di adire le vie legali, e ovviamente al dialogo in essere tra Comune di Cagliari e società rossoblù. I lavori allo stadio, quelli che dovrebbero portare al completamento del settore Distinti e della Curva Sud, sono fermi, e per ancora molto tempo si giocherà davanti a non più di 5 mila spettatori.
Il punto è che, al momento, ciò è da considerarsi un vero e proprio successo, visto che i possibili scenari potrebbero anche portare al sequestro dello stadio, in seguito alla richiesta che verrà avanzata dalla Clarin per ottenere il recupero del materiale con il quale sono state realizzate le vie di accesso alle tribune e di esodo dalle stesse. Proprio attorno a questo ruota la questione Sant’Elia. “E’ stata fissata l’udienza per il 9 gennaio 2014 – ci dice uno degli avvocati della Clarin, Walter Lombardi – noi chiederemo di anticiparla a prima delle feste ma credo sia difficile. Cosa chiederemo? Il sequestro del Sant’Elia, o parte di esso, quella che è stata costruita con beni della società che rappresento”.
Cominciamo dai fatti (nella versione della Clarin, visto che da viale la Playa non trapela nulla e la società si dice tranquilla in virtù di quanto è stato messo a suo tempo nero su bianco). “Come tutti sanno – attacca Lombardi – fu stipulato un contratto per smontare le tribune, quindi materiale di proprietà del Cagliari Calcio, da Is Arenas per rimontarle al Sant’Elia. Il 4 giugno Clarin ha finito di smontare a Quartu Sant’Elena. Ai primi di luglio il Comune di Cagliari ha richiesto, al fine di concedere l’agibilità, di modificare il progetto originario e installare delle vie di accesso e deflusso per evitare che gli spettatori venissero a contatto con la vecchia struttura. Così la Clarin ha acquistato del materiale, prodotto dalla ditta tedesca Layher, per circa un milione di euro, e dopo averlo portato al Sant’Elia con venti autotreni ha cominciato a montare questa canalizzazione”.
Fin qui tutto regolare, ma ecco l’inizio dei problemi, soprattutto per la Clarin. “Una volta introdotto questo materiale allo stadio abbiamo chiesto al Cagliari Calcio di formalizzare una cessione dello stesso alla società rossoblù, oppure un noleggio, insomma mettere nero su bianco l’integrazione sull’accordo di smontaggio-montaggio”, racconta l’avvocato Lombardi, che riferisce della risposta data dal Cagliari Calcio: “Ci hanno detto che non ci avrebbero pagato, che il contratto in essere era solo per smontaggio e montaggio di materiale del Cagliari e che tutta quella roba presente al Sant’Elia è di loro proprietà. Così hanno chiuso i cancelli, mandandoci fuori dal cantiere. Questo è successo il 25 ottobre”.

La Curva Sud del Sant’Elia (foto: Federico Paparusso)
Non c’è stato modo di avere a che fare con Massimo Cellino, i suoi avvocati o qualcuno riconducibile al Cagliari Calcio? “Sono letteralmente spariti. Non hanno più risposto sui lavori allo stadio, né su quelli fatti in occasione della visita del Papa”. Già, Papa Francesco: “In tutti i quotidiani si è dipinto Massimo Cellino come un benefattore, ma le cose sono ben diverse. Per la visita del Pontefice c’erano da realizzare alcuni palchi e delle passerelle con lo stesso materiale Layher acquistato per il Sant’Elia. In nome dei buoni rapporti, Cellino ha chiesto alla Clarin di svolgere i lavori con la promessa di regolare i conti in un altro momento. La Clarin ha accettato, montando il tutto al prezzo di costo, senza voler lucrare sull’evento. Peccato che poi Cellino sia sparito rispondendo “non so di cosa stiate parlando” alle nostre ripetute richieste di regolarizzazione”.
Quanto siete fiduciosi circa un successo nelle cause che avete promosso? “Noi abbiamo chiesto il sequestro perché il Cagliari potrebbe andare avanti montando il nostro materiale. Abbiamo le prove costituite da bolle di trasporto, biglietti dei traghetti e fatture che certificano l’acquisto del materiale”. Sembrerebbe tutto facile, ma in realtà il Cagliari Calcio ha più armi di quanto non si pensi: “Questo materiale non è immatricolato né targato, però è talmente peculiare che siamo fiduciosi sull’individuazione tramite perizia”.
Se il giudice non dovesse accordare il sequestro cosa succederebbe? “Qualora si fosse proceduto con i lavori, e quindi questo materiale non dovesse essere più a terra, a quel punto bisognerebbe ri-smontare tutto. Il Cagliari si troverebbe senza stadio, cosa lontanissima dalla nostra volontà. Però vogliamo difendere le nostre ragioni“.
Negli ultimi giorni qualcuno ha notato qualche passo avanti nei lavori. “Le tribune sono del Cagliari Calcio e quindi a noi interessa poco. Il problema sono le vie di accesso e le passerelle, che sono della Clarin. Quello che stiamo facendo è tutto pubblico, depositato presso la Camera di Commercio. Lungi da noi voler attivare una battaglia giudiziaria con il Cagliari Calcio, quello che auspichiamo è una soluzione onorevole per tutti, che tenga in considerazione le ragioni della Clarin, del Cagliari e di chi ha lavorato là dentro. Certo non possiamo finire così, pagati pochissimo, con acconti minimi sul lavoro iniziale. Questa è roba nostra, abbiamo le prove. Dove è finito questo materiale? E’ difficile dire che lo abbiamo smarrito durante il viaggio, è al Sant’Elia e lo dimostreremo”.
Roberto Rossi, direttore tecnico della Clarin Italia Tribune S.R.L, ribadisce quanto sostenuto dall’avvocato Lombardi, ma offre qualche spunto in più su alcuni aneddoti che da quest’estate hanno costituito la cornice dei rapporti con il Cagliari Calcio. E non mancano le paure e le recriminazioni per un pizzico di accortezza aggiuntiva che si poteva avere. “Ho sbagliato a fidarmi – dice Rossi – avrei dovuto avere l’intransigenza mostrata a suo tempo dal Sindaco Massimo Zedda, che fino a quando non ha visto recapitare nelle casse del Comune i soldi del pignoramento dei diritti televisivi non ha aperto le porte del Sant’Elia. Evidentemente conosceva meglio di me Massimo Cellino, io ho dato fiducia alle parole del presidente, che più volte ha ripetuto che la sua stretta di mano valeva più di una firma”.
“Siamo stati presi in giro a più riprese dal Cagliari – continua Roberto Rossi – tra bonifici falsi e risposte davvero bizzarre alle sollecitazioni, con direttori di banca che facevano “melina” e promesse disattese. Poi l’apoteosi della vicenda sui lavori per il Papa. Credo che Francesco meritasse questo regalo, noi ci siamo impegnati con piacere e senza intenzione di guadagnarci, poi il Cagliari è sparito dicendoci che non sapeva di cosa stessimo parlando quando abbiamo avanzato la richieste dei 150 mila euro di costo dei lavori”.
Quelli che hanno preceduto Cagliari-Catania (19 ottobre ndr) sono stati giorni roventi. “Il 9, dopo un tira e molla di una settimana, abbiamo ricevuto un acconto su uno stato di avanzamento lavori che io avevo elaborato di tre volte superiore. La motivazione è semplice: serviva tornare al lavoro per aprire lo stadio dieci giorni dopo”.
Al direttore Rossi poniamo la stessa domanda già rivolta all’avvocato: quanta fiducia ha la Clarin e quanta paura? “E’ facile dimostrare che quel materiale è nostro, non è facile avere ragione. Certamente senza il mio grosso errore non ci saremmo trovati in questa vicenda. Mi sono fidato di Cellino, non ho valutato bene il fatto che quando avevamo lavorato su Is Arenas la responsabilità amministrativa era della Ris-Grandi impianti, di cui erano titolari Cellino e Vasapollo. Quest’ultimo è persona di grandissima correttezza, fino al punto di scusarsi per un pagamento differito di dieci giorni. Ecco, le cose erano cambiate e non me ne sono reso conto”.
La Clarin, da anni leader nel settore a livello italiano ed europeo, si trova ora in difficoltà. “Voglio ricordare che per lavorare a Cagliari abbiamo rinunciato ad un appalto per i mondiali di nuoto di Barcellona, giusto per dare l’idea del danno che abbiamo subito e al quale stiamo facendo fronte. Nella mia carriera non ho mai visto niente di simile. Abbiamo lavorato alla Fed Cup e tutti ci hanno fatto i complimenti”. Da quanto non parla con Cellino? ”L’ho visto prima della visita del Papa, intorno al 10 settembre, quando per un’ora e mezza sono rimasto davanti a lui che si intratteneva al telefono con il gotha del campionato di calcio. Chiusa la telefonata, è andato via dicendo che non c’era tempo e che la famosa stretta di mano mi avrebbe dovuto lasciare tranquillo”.

Lo stadio Sant’Elia visto dall’interno e dalla Tribuna Centrale (foto: Paparusso/Falchi)
Ci racconta come è andata con l’espulsione dal cantiere? “Cominciamo col dire che l’appaltatore è il padrone del cantiere, e uso questa parola non a caso. La legge tutela chi ha vinto l’appalto, nemmeno il committente può entrare senza il permesso di chi svolge i lavori, proprio per evitare che possa smettere di pagare espellendo la ditta dal cantiere”. E poi? “A ridosso di Cagliari-Catania non c’è stato verso di trovare un punto d’incontro. Abbiamo quindi deciso di portare via i materiali. Sono andato dai carabinieri della stazione di San Bartolomeo per avvisare delle mie intenzioni e accertarmi che non si profilasse l’abuso di difesa. I miei legali mi avevano già rassicurato, ma il giorno dopo lo scenario è stato apocalittico: macchine di traverso a bloccare i camion, inutile intervento della polizia e noi fuori dal cantiere. Cosa che persiste tuttora”.
Cosa hanno detto le persone del Cagliari Calcio per difendere la loro azione? “Hanno sostenuto che, essendo più di una le imprese a lavorare al Sant’Elia, la custodia fosse del Cagliari Calcio. Cosa non vera perché gli appaltatori siamo noi. E’ davvero difficile difendersi da tutto ciò. Per escludermi da un appalto pubblico ci deve essere motivazione legale. Purtroppo la situazione non è rosea, anche la data del 9 gennaio non ci soddisfa, perché è molto lontana e nel mentre ai nostri beni può succedere di tutto. Da uno che nega lo svolgimento del montaggio da parte della Clarin, nonostante le cronache testimonino il contrario, mi aspetto anche che faccia sparire quel materiale per avere ragione. Abbiamo fatture per 3 milioni di euro, al Cagliari ne abbiamo venduto per 10 mila, credo che la differenza sia evidente”.
Si attende ora una replica, o una posizione ufficiale del Cagliari, che tace sulla vicenda da ormai venti giorni, quando ci fu la prima sortita di Roberto Rossi ai microfoni di Videolina, alla quale seguì il silenzio totale. Intanto questo pomeriggio dovrebbe svolgersi il cda del Cagliari Calcio, con un Cellino dato per rientrante da Miami. I lavori restano fermi, aspettando i progetti…
a cura di Fabio Frongia, Matteo Sechi e Roberto Rubiu