Una logorante battaglia estiva, alimentata da una stampa nevrotica più che da reali discordanze tra pubblica amministrazione e Cagliari Calcio. Si può sintetizzare così il percorso che ha portato alla firma della nuova concessione d’uso dello stadio Sant’Elia. Le parti, infatti, hanno a più riprese parlato di sinergia e dialogo mai cessato, e così i lavori di messa in sicurezza dell’impianto sono iniziati nei giorni scorsi e procedono velocemente. Il Massimo dirigente rossoblù scommette sull’apertura al pubblico della struttura, perlomeno a capienza ridotta, già per il prossimo incontro casalingo. Davanti ci sarà la Sampdoria, ma è forte l’ipotesi rinvio (causa visita del Papa) e quindi l’esordio avverrebbe contro l’Inter di Walter Mazzarri.

L’interno del nuovo stadio di Udine
Sarà un Sant’Elia senza barriere quello che prenderà corpo in questi mesi, un assaggio di come dovrà essere lo stadio del futuro di cui tanto si parla, ancor più ora che i rapporti tra via Roma e viale la Plaia appaiono distesi. Le idee su come riqualificare il vecchio impianto comunale certo non mancano, eppure gli esempi pratici dai quali si può prendere spunto senza guardare al di fuori del territorio nazionale sono solamente due: Juventus Stadium e nuovo stadio Friuli. In entrambi i casi è stato concesso alle società bianconere il diritto di superficie per novantanove anni dell’area in cui sorgevano i vecchi stadi, al fine di consentirne la demolizione in toto (delle Alpi) o in parte (Friuli) e la ricostruzione in chiave moderna. Una soluzione ottimale che garantisce un ritorno economico alle società investitrici, un risparmio per i comuni sulla manutenzione non più a loro carico e un guadagno di immagine per le città. Spazio alla demolizione del Sant’Elia quindi? Difficile. Ecco perché:
- Il bilancio: lo stadio è iscritto in bilancio per 50 milioni di euro. Se venisse abbattuto dovrebbe essere soppiantato da un bene di valore pari o superiore.
- I costi: per la demolizione dello stadio delle Alpi e la costruzione dello Juventus Stadium sono stati spesi circa 120 milioni di euro. Certo il complesso che sorgerebbe a Cagliari sarebbe ben lungi da eguagliare sotto qualsiasi aspetto il nuovo impianto torinese, tuttavia non va dimenticato che per la costruzione di una struttura provvisoria, prefabbricata e povera di servizi quale Is Arenas sono stati utilizzati ben 10 milioni di euro.
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Il campionato: dove giocherebbero i rossoblù durante i lavori di rifacimento del Sant’Elia?
Il nuovo stadio Friuli visto dall’alto
Anche il percorso seguito a Udine sarebbe difficilmente riproponibile a Cagliari in quanto la scelta di mantenere la tribuna centrale dello stadio Friuli e di realizzare ex novo gli altri tre settori è dovuta innanzitutto a voler preservare quest’ultima in quanto struttura di notevole importanza architettonica; in secondo luogo questa non è realizzata in continuità col resto dello stadio, per cui l’abbattimento degli altri settori non pregiudica la sua stabilità; in terzo luogo non necessita di lavori di ammodernamento e ristrutturazione. Riproporre il modello Udine per la riqualificazione del Sant’Elia sarebbe dunque difficilmente realizzabile oltre che decisamente antieconomico; si verrebbero infatti a cumulare i costi di una ricostruzione con quelli di una ristrutturazione.
Agli ingegneri comunali e agli architetti a servizio del Cagliari Calcio l’arduo compito di trovare il bandolo della matassa, senza dimenticare l’annoso dilemma “pista d’atletica sì o no?”.
Alessio Murgia