Il Punto di Paolo Citrini – “Dinamo bella e vincente, Meo coraggioso. Travis? Ora arbitrerà le partitelle!”

Travis Diener (foto: Eleonora Secchi – sardegnasport.com)
L’eliminazione dai playoff giunta la scorsa stagione per mano di Cantù lasciò in bocca l’amaro sapore del rimpianto. Ma la Dinamo di quest’anno abbandona il campionato con la coscienza tranquilla e la piena consapevolezza di chi sa di aver fatto tutto ciò che era in suo potere per provare a rimanere in corsa.
Le lacrime rigano il viso dei tifosi solamente se si pensa all’addio di Travis Diener, idolo assoluto del PalaSerradimigni assieme al cugino Drake, che ha deciso di dire basta. Troppi gli infortuni, troppo poche le motivazioni, complici le esigenze di una famiglia più numerosa rispetto a un anno fa.
Ma le sensazioni dell’ambiente biancoblù ce le facciamo raccontare, come di consueto, da chi le vive in prima persona: Paolo Citrini, assistant coach di Meo Sacchetti.
GARA 6 - Peccato finire con questa gara 6, ma è stata una stagione straordinaria non solo dal punto di vista sportivo ma dal punto di vista di crescita e di maturazione. Gara 6 deve farci capire quanto avessimo lottato nelle prime 5 per potercela giocare alla pari con Milano. La Dinamo ha fatto passi da gigante in difesa (nonostante si sia giocato a tanti possessi), è diventata una squadra solida, ha tenuto avversari nei playoff a 60 punti (i secondi tempi con Brindisi le difese con Milano), ha trovato alternative al tiro da 3 punti (Milano in 4 partite ha tirato di più da 3 della Dinamo), ha tenuto benissimo a rimbalzo (a parte l’ultima), le ha provate tutte dal punto di vista tattico (raddoppi in post basso, press a tutto campo, zona, zona matchup e raddoppio sul pick and roll di Gentile e Langford in gara 5). Avevamo sulle gambe e nella testa oltre 60 partite, abbiamo profuso uno sforzo di nervi e di carattere di altissimo livello, abbiamo giocato di squadra, siamo stati una squadra e abbiamo concluso la stagione riuscendo a far convivere due playmaker come Marques e Travis, una grande sfida. In gara 6 avremmo potuto giocare anche in 7 contemporaneamente che non avremmo vinto, arrivavamo un secondo dopo di loro, eravamo completamente svuotati. La Dinamo non ha solo dimostrato di essere bella, ha vinto, ha vinto con il sorriso e la sua identità, in 4 anni è stata una crescita continua e siamo orgogliosi di dove siamo arrivati, la finale con Siena di Coppa Italia penso sia stato l’emblema di crescita di questa squadra sia difensivo che di maturazione. Ringrazio tutti i nostri tifosi che sono fantastici, non devono solo abituarsi troppo bene, ma la loro dimostrazione di rinnovare l’abbonamento e di essere al nostro fianco vale più di qualsiasi testimonianza.
MEO - Ha avuto un grandissimo merito, quello di mettersi in gioco, pochi allenatori cambiano e sanno leggere la situazione, vanno dritti contro il muro piuttosto che cambiare qualcosa, Meo ha dimostrato di non avere le solite gerarchie definite, ha usato il bastone e la carota, ha gestito, ha ruotato situazioni e quintetti, ha saputo variare e questo per me è sintomo di grande spessore umano. In questo siamo stati supportati dalla società che ci è sempre stata vicina in ogni momento difficile, Federico è piu’ di un direttore sportivo e Stefano un presidente sempre al nostro fianco, questo significa molto.
GLI ITALIANI - Sono una garanzia, si fanno sempre trovare pronti e sono da esempio a tutti i compagni per il loro modo di interpretare il ruolo e di attaccamento alla maglia, i miglioramenti di Jack sono notevoli, vedere marcare Gentile in gara 5 in quella maniera vale da solo una stagione, Brian ha un’intelligenza cestistica sopra la media, ci aiuta, è determinante come il capitano. E’ vero nel finale di stagione è stato meno utilizzato ma io guardo in un campionato, a 39 anni è fantastico per i consigli che ci dà per il modo di essere e andate a rivedervi i primi quattro mesi, chissà dove saremmo senza Vanuzzo… Voglio spendere due parole anche Amedeo che è stato sfortunato alla fine ma che ha dimostrato di avere la testa giusta per migliorare e si è fatto un gran mazzo e per Chessa, giocatore ideale, si allena benissimo, si fa trovare pronto come a Brindisi, è stato un innesto azzeccato.
TRAVIS – Mi ricordo un episodio di tanti anni fa quando firmammo Drake a Castelletto Ticino, ero con l’allora general manager Vacirca, ci guardammo e dicemmo, pensa come sarebbe far giocare i due cugini insieme, sarebbe un “cinema” clamoroso. Averlo allenato è stato un onore, un giocatore straordinario perchè vede il gioco un secondo prima degli altri, ha il talento nel passare che in pochi hanno, ma la cosa che mi ricorderò è il suo animo, può arrabbiarsi, tirarti una bottiglia, ma un secondo dopo ti abbraccia e ti dimostra il suo cuore, è sempre stato dalla nostra parte e dalla parte della Dinamo, il suo fisico e la sua testa sono un po’ usurate ma non il cuore, adesso gli toccherà forse arbitrare le partitelle in allenamento e saranno cavoli suoi….
IL BASKET DOVE VA? – Continuo a leggere di gente che scrive della mancanza di pivot veri o di abuso del tiro da 3 o di altro, Il Maccabi ha vinto la massima competizione europea e non il torneo del campetto con Tyus (Schortzanidis mai in campo nei momenti chiave) che è l’esempio del centro moderno, stoppa, prende rimbalzo, rolla forte sul pick and roll. Siena arriva in finale con Ortner e Hunter sotto canestro, ha vinto coppe e campionati con Ress da numero 5, Milano ha Samuels è vero ma i campionati li vincono gli esterni e soprattutto è cambiato come in tanti sport il fisico, l’atletismo, l’impatto, giochi ogni due giorni al meglio delle 7 partite con i viaggi in mezzo, mi sembra che questo dica tutto, hanno tirato indietro la linea da 3 punti a 6,75, per i ritmi a cui siamo stati costretti e dopo una stagione su tre fronti, mi sembrano siano stati dei playoff di alto livello.
Paolo Citrini – Assistant coach Dinamo Banco di Sardegna Sassari