Caro De Gol, la maglia è sacra…

Matteo De Gol in azione contro il Castiglione (foto: Veronica Barni – sardegnasport.com)
Quest’anno non ci facciamo mancare proprio niente. Come se non bastassero i risultati mediocri ottenuti dalla squadra, spesso anche fuori dal campo i giocatori non hanno avuto comportamenti esemplari. Non si parla di vita sregolata o altro, si parla di atteggiamenti che dei professionisti (ma anche dei dilettanti) non dovrebbero tenere. Già “i sassolini delle scarpe” di Sentinelli, pronto inoltre, dopo un gol realizzato in casa, a “sfidare” la curva portandosi le mani alle orecchie, per poi farsi espellere per una gomitata gratuita ad un avversario, avevano creato un caso. Ieri invece è stato Matteo De Gol, difensore romano classe ’89, a farla grossa.
I fatti: al 72° Mister Cari chiama il cambio, e decide di mandare in campo Accardo per De Gol, appunto; il ragazzo, che onestamente proprio ieri aveva disputato una buona gara, esce tra i fischi di un pubblico ormai indispettito ed esasperato da una situazione che domenica dopo domenica si fa sempre più preoccupante; e lui che fa? Con un gesto evidente del braccio manda a quel paese la curva. “La Nord” ovviamente reagisce con cori di disapprovazione nei suoi confronti. Ripetiamo, ieri non aveva demeritato, ma anche il terzino, come il sopracitato compagno di reparto, si è reso spesso protagonista – in questo campionato – di prestazioni al di sotto della sufficienza, condite da errori grossolani. De Gol, sicuramente nervoso perché la squadra in quel momento perdeva, invece di abbassare la testa ed evitare, continua a rispondere, applaude ironicamente il pubblico e subito dopo sfoga la propria rabbia sulla Maglia (maiuscolo non a caso): la maltratta, probabilmente addirittura la strappa.
C’è chi dice si trattasse della tuta, in ogni caso, per il tifoso, è un oltraggio ai colori. Dalla tribuna non si vede niente perché De Gol è seduto in panchina, ma gli spettatori della Curva Nord vedono tutto. Apriti cielo. La gente è giustamente inferocita, si è superato il limite. Quella Maglia ultracentenaria, portata con onore e sudata da tanti giocatori, quella Maglia (e boh!) per la quale la curva canta. La maggior parte dei tifosi più appassionati ne possiede almeno una (e la custodisce gelosamente), probabilmente è stata presa in chissà quale campo in giro per l’Italia, o magari al termine di una partita che sanciva la vittoria di un campionato, sicuramente in periodi migliori di questo. Quella Maglia che tanti di noi hanno sognato di indossare da ragazzini. Quella Maglia sacra…
No caro De Gol, hai sbagliato in pieno. E nel dopo partita sorprende anche la reazione morbida di Cari (“…è un ragazzo, non montiamo un caso”), e della Società che non prende posizione sull’accaduto. Nessun comunicato, si preferisce il silenzio. Il ragazzo viene messo a tacere già ieri, oggi la società non è voluta tornare sull’argomento (ma per giovedì è stata convocata una conferenza stampa in cui verrà ufficializzato l’arrivo del dg Enzo Nucifora e potrebbe essere la giusta occasione per tornare sul “fattaccio”). Ma la frittata intanto è stata fatta, i tifosi non vogliono che De Gol indossi più quella Maglia, quei colori che ha insultato con quel gesto di stizza. Si tratta anche di educazione. In un “calcio moderno” che non piace a nessuno, in cui le bandiere non esistono più, almeno certi valori fondamentali dovrebbero rimanere dei pilastri. De Gol non è un ragazzino come sostiene Mister Cari, ha 24 anni e soprattutto è un professionista. Non sappiamo se la società prenderà provvedimenti nei confronti di De Gol, sicuramente ieri bisognava almeno provare a chiarire la situazione. L’ennesimo autogol in una stagione finora davvero deludente.
Francesco Salis
Commenti