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	<title>Sardegna Sport &#187; vittorio sanna</title>
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	<description>Tutto lo sport professionistico in Sardegna</description>
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		<title>Le maglie e l&#8217;insegnamento del prof: Bisogna saper vincere, il calcio come educazione</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Jul 2014 23:11:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I numeri 10 che hanno fatto storia da Pelè a Platini. Le maglie ufficiali delle nazionali straniere. Il rossoblù del Cagliari. I campioni dei Mondiali vinti dall&#8217;Italia nel 2006. Le maglie dei portieri-mito, da Albertosi a Buffon. E molto altro. Perchè oltre la rete della porta c&#8217;è un mondo: il gioco, lo sport e il suo cuore. &#8220;Le maglie del prof&#8221; è la mostra che l&#8217;associazione ExCor, presieduta da Daniele Cortis, ha allestito al centro espositivo culturale Exmà di Cagliari in memoria di Ermanno Cortis, &#8220;il Prof&#8221;, Presidente Nazionale del Settore Giovanile e Scolastico della FIGC e Capo Delegazione delle Nazionali Giovanili. La mostra, il cui intero ricavato sarà devoluto a favore dell&#8217;Airc, espone più di 100 maglie di giocatori e squadre di calcio. Concepita e allestita perché &#8211; come spiega Maria Rita Giorgi, una delle organizzatrici dell&#8217;iniziativa - &#8220;oltre la maglietta e quello che rappresenta c&#8217;è il calcio come valore, amore, impegno, sin da piccoli&#8221;. Proprio di bambini e di settore giovanile si è discusso al convegno &#8220;L&#8217;Isola nel Pallone&#8221; organizzato e pensato come evento collaterale, uno dei tanti in calendario, a corollario dell&#8217;iniziativa espositiva. Presenti diversi esponenti del settore scolastico regionale: Mauro Marras coordinatore italiano FIGC, Paolo Busanca, allenatore della rappresentativa regionale Giovanissimi, Bernardo Mereu, allenatore della Nuorese (LEGGI QUI L&#8217;INTERVISTA), il giornalista Vittorio Sanna e Mariano Delogu, che per l&#8217;occasione ha presentato il suo libro &#8220;Attorno al pallone&#8221;. Nel dibattito, moderato da Alberto Urgu, si è cercato di tracciare un quadro da cui partire: &#8220;la base&#8221; per ricostruire un modo di fare calcio, partendo proprio dall&#8217;insegnamento del &#8220;Prof&#8221; Ermanno Cortis, che ha ispirato l&#8217;iniziativa. &#8220;Educare attraverso lo sport. &#8220; Calcio come formazione, non solo in campo. Per piccoli uomini di oggi che diventeranno grandi domani. Il settore giovanile sta dando segnali positivi. Come ricorda Marras, &#8220;può contare su 22mila tesserati e 311 società&#8221;. Come fa notare Vittorio Sanna ha però &#8221; un tasso di dispersione altissimo il 90 per cento quello registrato nelle scuole calcio&#8221;. La scuola primaria non aiuta, solo un&#8217;ora di educazione fisica alla settimana, mentre i bambini avrebbero bisogno di acquisire capacità e abilità motorie tutti i giorni. E non basta la scuola calcio. Del gioco di strada non rimane che un vago ricordo. Il calcio è cambiato e con lui il modo di vederlo. Per rinnovare il mondo del gioco del pallone è d&#8217;obbligo ri-partire dalla base. Dall&#8217;insegnare ai più piccoli, suggerisce Bernardo Mereu &#8220;i principi educativi che sono fondamento di ogni cosa&#8221;. Oltre la ricerca assatanata del talento che a volte danneggia i bambini. &#8220;Bisogna dare opportunità al talento e allo stesso tempo dare l&#8217;occasione di giocare a chi non ce l&#8217;ha&#8221;, spiega Mauro Marras, per preservare lo spirito del gioco che non deve essere mai perso , ma deve accompagnare anche nell&#8217;età adulta. E questo mondiale, secondo Bernardo Mereu, insegna: &#8221; vanno avanti squadre rivelazione che giocano con entusiasmo, leggerezza e determinazione, mentre sono state eliminate squadre più strutturate che non avevano questi elementi. &#8220; Passione ed entusiasmo quindi, ma anche, continua Vittorio Sanna, &#8220;Formare tutti i ragazzi con abilità al principio della legalità : rispetto del ct, del gruppo, delle regole e sacrificio &#8220;. Se un giocatore sbaglia, anche se è forte , va tenuto a casa e non fatto giocare solo perchè fondamentale. Lo sbaglio va corretto e punito. Scelta che non è spesso messa in pratica dagli allenatori che sono i primi a inculcare ai ragazzi una cultura della vittoria sbagliata e a fare le scelte, come sostiene Busanca, &#8220;finalizzate solo al raggiungimento del risultato&#8221;. Per Mereu &#8220;gli allenatori-su questo frangente -adesso sono poco educatori . Bisogna ripartire dal fattore educativo. Bisogna insegnare come e dove vincere&#8221;. No alla vittoria a ogni costo, si, tornare allo spirito del gioco. Al simbolico. A cosa vuol dire scendere in campo. Ancora Sanna analizza il mondo dell&#8217;informazione e non si tira indietro. &#8220;E&#8217; un calcio che vuole grandi numeri&#8221;. Si preferisce a volte un calcio patinato, la parte superficiale, invece che raccontare il giocatore, il racconto umano dietro il campione. Narrazione di una storia sbagliata che incide negativamente anche sull&#8217;immaginario giovanile e sulle aspettative a volte troppo alte caricate sui più giovani. Il caso Balotelli insegna. Il calcio italiano dopo l&#8217;amara eliminazione da questo mondiale si deve ritrovare. Mettere un freno all&#8217;eccesso di giocatori stranieri in serie A e far giocare titolari il più alto numero di italiani possibili. Una cosa che manca in Italia è il poco spazio che viene dato ai giovani di confrontarsi col campionato, con l&#8217;esperienza. Possibilità che viene concessa invece all&#8217;estero. &#8220;In Italia diventano campioni- spiega Sanna- senza maturare il contesto&#8221;. E&#8217; quindi urgente un rinnovamento sia dalla base e che della federazione, a fatti e non a parole dove come spiega Delogu &#8221; non è l&#8217;età che conta, ma la capacità &#8220;. &#8220;Un rapporto- secondo Mereu - di autorità da ristabilre coi sindacati&#8221;. L&#8217;allenatore della Nuorese è ottimista: &#8220;niente è impossibile&#8221; a patto, ribatte Delogu, che &#8220;i denari della Figc siano gestiti proficuamente e investiti nel modo giusto&#8221;. Il calcio è un gioco. Un gioco che è anche uno strumento per formare, non solo un obiettivo specialistico. E la frase scritta, sul muro bianco all&#8217;ingresso, della mostra davanti alla porta con la rete aperta è molto più di un monito. Fa gol: &#8220;Alle volte non basta pensare alle giovani generazioni, alle volte occorre avere la visione del domani&#8221;. Federica Ginesu]]></description>
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		<title>Cagliari Clubs, a Bergamo il numero 70! Venerdì la presentazione del libro con i ricordi di Marius</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Dec 2013 06:00:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E&#8217; stato inaugurato a Bergamo il settantesimo Cagliari Club. L&#8217;associazione, che ormai da diversi mesi sta provando a ripartire (con ottimi risultati) dopo un ricambio generazione che ha inaugurato una nuova fase del tifo rossoblù, ha infatti annunciato l&#8217;apertura di un nuovo club nella cittadina lombarda. &#8220;Annunciamo la nascita del 70° Cagliari Club associato al Centro Coordinamento Cagliari Club &#8211; si legge nella nota &#8211; Raggiungendo la quota record di 70 Cagliari Club associati in solamente un anno e mezzo dalla nostra rinascita e ricostruzione. E&#8217; un grande ritorno, si tratta del Cagliari Club Bergamo, composto da validi tifosi rossoblù del bergamasco. Dopo tanti anni nasce un Cagliari Club nella città che vede una folta presenza di tifosi rossoblù e nella città dove forti sono le amicizie con la tifoseria atalantina, in particolare con gli Club Amici dell&#8217;Atalanta &#8211; Centro di Coordinamento. Auguriamo tanta fortuna a questo club, molto importante per noi&#8221;. Il centro coordinamento Cagliari Club. Prosegue quindi l&#8217;attività nella storica sede di via Ariosto a Cagliari, dove venerdì (ore 17.30) verrà presentato il libro &#8220;Marius, Cagliari Campione &#8211; Sul Cuore&#8230; Dentro il Cuore&#8221;. Una raccolta dei ricordi del capo storico della curva rossoblù, amatissimo in città e indimenticabile per tutta una serie di aneddoti ed iniziative che hanno reso celebre il tifo organizzato al seguito del Cagliari. Il libro è la conclusione di un percorso partito dopo la morte di Marius, all&#8217;anagrafe Mario Sardara. Come fa sapere l&#8217;associazione, &#8220;in seguito alla crisi dell&#8217;associazione, il progetto sembrava sull&#8217;orlo di tramontare, ma mai all&#8217;interno dei Cagliari Club si è voluta accantonare del tutto l&#8217;idea. A un anno e mezzo dalla rinascita e a 3 anni di distanza dalla morte di Mario Sardara, ci siamo riusciti e possiamo presentare ai tifosi ed al pubblico questo libro, che rappresenta per noi il filo che lega il passato e il presente, medesimo filo che ci ha consentito di andare avanti, di continuare a credere in un&#8217;associazione veramente attiva e solidale fra i tifosi del Cagliari&#8221;. Presenteranno la serata tre giornalisti del gruppo Unione Sarda-Videolina-Radiolina: Andrea Frailis, Valentina Caruso e Vittorio Sanna. Il libro si compone di ricordi riguardanti la vita e le imprese di Marius. &#8220;Era doveroso che noi cercassimo in tutti i modi di realizzare quest&#8217;opera &#8211; precisano da via Ariosto &#8211; era doveroso per la memoria della nostra storia, impersonata dall&#8217;anima del Tifo rossoblù, Marius. E dopo il tormento e la paura di non poterlo realizzare, finalmente ora proviamo con orgoglio e forza d&#8217;animo l&#8217;estasi che si prova, quando il cammino si fa duro ma alla fine si raggiunge la metà. E pubblichiamo solamente un breve estratto del libro, forse, il più significativo, forse perché scritto, proprio da lui, da Gigi Riva: &#8220;Era ai tifosi guidati da Marius che ci rivolgevamo dopo ogni vittoria, Marius era il Cagliari&#8221;.]]></description>
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		<title>&#8220;Mi manda Casillas&#8221;, ma dove? Decadenze, nazionali e nuovi sudamericani&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Nov 2013 22:42:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Gaias</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ arrivato il momento della svolta per il Cagliari di Lopez. I rossoblù ospiteranno il Sassuolo al Sant’Elia per provare a regalare ai tifosi una vittoria casalinga dopo il pareggio contro la Roma. Un pareggio che ha portato alla ribalta Vlada Avramov, autentico protagonista del match contro i giallorossi. Adesso per Michael sono A-gazzi. Per rimanere in tema portieri, è arrivato in Sardegna un nuovo esponente del ruolo. Svincolato dal Real Madrid, club dove faceva il terzo portiere, Antonio Adan Garrido ha firmato per il Cagliari. Il diesse Salerno per portarlo in rossoblù ha dovuto battere la forte concorrenza di importanti club come Virtus Entella, il Poggibonsi e la nazionale Cantanti. “Mi manda Casillas” è stata la presentazione del neo portiere. Resta da capire dove il buon Iker lo abbia mandato. Intanto si avvicina gennaio e le notizie del calciomercato imperversano. I rumors vorrebbero il Cagliari sulle tracce dell’attaccante uruguagio Machado definito “il nuovo Cavani”. Visto com’è andata col “nuovo Batistuta” in Sardegna si fanno gli scongiuri. Domenica arriva il Sassuolo e Lopez ha l’imbarazzo della scelta. Rientra Nainggolan, probabile rientro per Ekdal, Eriksson in piena forma, Conti più caldo che mai e Dessena pronto a far legna. Rui Sampaio spera in una convocazione e un’epidemia d’influenza di massa. Cuore rossoblù, rivista ufficiale del Cagliari, ha intanto lanciato il nuovo sondaggio “trova il ruolo a Ibarbo”. Segna troppo poco per essere una punta, detta maluccio i passaggi per essere un centrocampista, ripiega poco in difesa per essere un esterno di centrocampo. Tra le opzioni possibili campeggia “concorrente di Ballando con le Stelle”. Intanto continuano le polemiche sui forum dei tifosi e imperversa il dibattito sul dualismo Pulga-Lopez con qualcuno che sostiene che il buon Ivo fosse il tecnico rossoblù la scorsa stagione. E Pulga, per dare credito ai suoi “difensori” , si fa cacciare all’Olimpico per proteste. Idolo. L’Italia invece è invasa dalle polemiche sull’ormai ex senatore Silvio Berlusconi. Partita la petizione dei tifosi del Cagliari. Si voterà la decadenza di Perico e Pisano dal ruolo di terzini. Chiosa finale sulla proposta della nazionale sarda lanciata dal giornalista di Videolina Vittorio Sanna e accolta benissimo dai calciatori, specialmente quelli di Sassari: “Abbiamo sempre sognato di giocare insieme al campidanese Drogba”. Giampaolo Gaias]]></description>
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		<title>…Emiliano Melis, fantasista nel momento sbagliato: &#8220;Vi racconto la mia carriera tra Cagliari, Torres, Selargius e quell&#8217;infortunio che mi tarpò le ali…&#8221; (VIDEO)</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Nov 2013 16:01:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Sechi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Coloro i quali negli ultimi 15-20 anni si sono aggirati ad Asseminello non hanno dubbi. Il calciatore più talentuoso che lo sport isolano, e in particolare la tifoseria del Cagliari, deve rimpiangere risponde al nome di Emiliano Melis. Impossibile dimenticare il suo tocco felpato, il talento incastonato su un fisico gracile e poco incline alla mentalità di inizio anni Duemila, quando un chilo di muscoli in più era preferibile rispetto al potersi permettere di dare del tu al pallone. Chi non ricorda il fantasista selargino era troppo piccolo, oppure colpevolmente distratto. Lo abbiamo incontrato per rivivere una carriera non priva di rimpianti e, ovviamente, parlare del suo Selargius che fatica a confermare i proclami estivi. Partiamo dal presente, non state attraversando un buon momento, contrariamente alle attese che vi proiettavano nei piani alti del girone. &#8220;Che dire, è vero che in estate sono stati fatti forse troppi proclami dopo i primi acquisti di spessore, però è altrettanto vero che il Selargius si è mosso in anticipo rispetto alle altre squadre, che si sono rinforzate &#8211; e bene &#8211; in un secondo momento. Succede sempre così, qualcuno inizia la campagna acquisti prima degli altri, ma poi ci si livella. Detto questo, sono convinto che la classifica non rispecchi il reale valore della squadra, allestita sicuramente per fare tutt&#8217;altro campionato. Dobbiamo prendere consapevolezza dei nostri mezzi, perché da queste parti una squadra così forte non si è mai vista&#8220;. Alle varie contingenze variabili aggiungiamo anche una lunga serie di infortuni che ha rallentato la vostra risalita. &#8220;Sicuramente gli infortuni ci hanno penalizzato molto, abbiamo più gente in infermeria che in campo. Però teniamo duro e cerchiamo di restare sereni, perché la classifica è ancora corta mentre il campionato è lungo. Prendiamo come esempio l&#8217;Ostia Mare dello scorso anno: partiti malissimo nonostante una grande squadra, sono venuti fuori alla lunga&#8220;. Campionato molto equilibrato dove più squadre possono giocarsi lo scettro di campione. Chi ti ha sorpreso di più? &#8220;Sicuramente l&#8217;Olbia può essere etichettata come la sorpresa del campionato, una squadra tosta e quadrata che nessuno accreditava di una partenza sprint. Penso però che la corsa alla promozione sia affollata, mi hanno impressionato Terracina e San Cesareo e poi tutti parlano della Lupa come della grande favorita, anche se non ho ancora avuto il piacere di giocarci contro. In generale la Serie D è una categoria che lascia poco spazio ai pronostici, perché se si azzeccano 2-3 acquisti che inizialmente passano in secondo piano si può anche ammazzare il campionato&#8220;. I ricordi più dolci della della tua vita sportiva sono legati al Cagliari, hai avuto la possibilità di vivere la favola che ogni ragazzo sardo tifoso rossoblù vorrebbe vivere. &#8220;Sono stati senz&#8217;altro gli anni più belli della mia carriera di cui custodisco gelosamente un ricordo indelebile. Per un selargino tifoso del Cagliari aver indossato quella maglia è stato anzitutto un grande onore. Una soddisfazione unica, che mi ha reso veramente orgoglioso&#8220;. Quell&#8217;esordio a Bologna nel 2000 con Ulivieri in panchina, brividi per la trepidazione ma non solo. &#8220;Era il 6 gennaio e mi ricordo senz&#8217;altro un freddo incredibile, entrai al secondo tempo, quindi verso le dieci di sera, ti lascio immaginare…Le gambe che tremavano, il cuore batteva, emozioni che non ho più provato, poi la tensione è svanita al primo pallone toccato, come spesso succede&#8220;. Però l&#8217;esordio era già nell&#8217;aria, Melis aveva già i tratti del campioncino fatto in casa. &#8220;Sì, diciamo che me l&#8217;aspettavo. Mi allenavo con il gruppo già da diversi mesi, avevo dimostrato il mio valore e sapevo di essere tenuto in considerazione&#8220;. Quell&#8217;anno arrivò la retrocessione e la stagione seguenti si ripartì con Bellotto in panchina, determinati a riprendervi subito la Serie A perduta. Pronti via, quaterna al Crotone e prima pagina per Emiliano Melis, autore di una doppietta. &#8220;Ero partito benissimo, avevo fatto le prime tre da titolare e avevamo portato a casa nove punti, davvero non male. Tutto stava andando per il verso giusto, però poi acquistarono Beghetto su indicazione di Bellotto, e Suazo rientrò dalle Olimpiadi. La concorrenza là davanti divenne agguerrita e ovviamente il giovane in questi casi parte sempre svantaggiato rispetto ai Cammarata e ai Beghetto che magari hanno le spalle anni di esperienza e di gol. Venni quindi un po&#8217; accantonato, pur restando sempre nel gruppo e giocando spezzoni. Ci speravo che potesse essere il mio anno e invece a gennaio andai ad Alessandria in C1 ad acquisire la proverbiale esperienza&#8220;. Con te, Carrus, Sulcis, Pinna e Capone era uno dei Cagliari più sardo che si ricordi. &#8220;Verissimo, il Cagliari di oggi per questo si avvicina un po&#8217; al mio. Purtroppo anni fa gli allenatori tendevano a guardare più alla carta d&#8217;identità che alle reali qualità ed arrivò gente come Fontolan e Orlando, ottimi giocatori ma un po&#8217; in là con gli anni, che ci tolse spazio&#8220;. Nelle scorse settimane sono piovuti diversi attestati di stima nei tuoi confronti. Da Vittorio Sanna (Leggi qua) ad Armando Pantanelli (Leggi qua) sembrano essere un po&#8217; tutti concordi nell&#8217;individuare in te il giocatore con maggior talento tra i ragazzi sardi che avrebbero meritato miglior fortuna. &#8220;Non è semplice trovare una spiegazione al perché non sia riuscito a restare in alto. A Cagliari sono capitato nel periodo sbagliato probabilmente, perché in rosa c&#8217;erano 26 giocatori ed emergere e trovare continuità non era semplice. Negli anni mi è sembrato che Cellino abbia capito che avere un gruppo ampio può essere controproducente e nelle ultime stagioni ho visto un Cagliari composto da 18 giocatori esperti e potenzialmente titolari con alle spalle un gruppo di giovani emergenti. Penso che questo sia il sistema migliore. Per quanto riguarda gli attestati di stima, non possono che fare un enorme piacere&#8220;. A mio avviso, per quel che può valere la mia opinione, valevi pienamente la Serie A, penso anzi fosse proprio la giusta dimensione per un giocatore con le tue caratteristiche. &#8220;Che dire, sicuramente l&#8217;entusiasmo era alle stelle, ero giovane e in una rosa di Serie A ci potevo stare tranquillamente. Poi con l&#8217;esperienza ho [...]]]></description>
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		<title>Vittorio Sanna, il racconto alla radio compie 20 anni: briciole di un&#8217;Isola qui a Napoli e la gioia per Sulcis al Delle Alpi. Tutto partì contro l&#8217;Atalanta, in campo neutro&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Aug 2013 05:00:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Correva l’anno 1993. Il pallone era a spicchi bianconeri. La numerazione quella tradizionale dall’uno all’undici. Il Massimo presidente  era in carica da un anno. Il Cagliari si accingeva dopo ventuno anni a riaffacciarsi nel palcoscenico Europeo. Con questo scenario, all’epoca per le frequenze di Radio Sintony, Vittorio Sanna battezzava il suo esordio come “voce” durante le partite del Cagliari. Attraverso il suo racconto, molti di noi hanno vissuto in diretta le principali emozioni rossoblù. Dici Vittorio Sanna, e come riflesso condizionato pensi al Cagliari e alla Sardegna. Rimarranno nella storia del giornalismo sportivo sardo alcune delle sue frasi più famose, sempre impregnate di un romanticismo e un senso di appartenenza rigorosamente made in Sardinia. Ha raccontato il debutto in Serie A di Andrea Pisanu a 16 anni in casa della Juventus, quello di Giovanni Sulcis nella Scala del calcio a San Siro sponda rossonera, con quel “permettetemi  adesso di essere un po’ passionale, Giovanni Sulcis è ragazzo che io ho visto crescere”. Due retrocessioni tra i cadetti, ma anche la promozione in serie A targata Ventura nel ’98. Ha commentato l’Esodo Sardo più massiccio della storia. I ventimila del San Paolo. Con la capacità di trasportarci tutti con lui idealmente nel capoluogo partenopeo con quel “Si è mossa un’Isola. Tante briciole di un’Isola sparse per l’Europa sono oggi radunate qui a Napoli”. A fare da spartiacque in questi vent’anni la nascita dell&#8217;urlo Gooool. Era domenica 25 maggio 1997. Ore 16:43. Il momentaneo 1-1 di O’Neill in Cagliari-Sampdoria 3-4. Sempre in quell’occasione, memorabile anche il commento al rigore di Pancaro: ”Sono certo che più della metà del pubblico del Sant’Elia si volterà – ma noi, dopo quello che abbiamo visto - imperterriti, guardiamo”. Quando comincia, nel 1993, è una autentica radiocronaca a due voci insieme a Carlo Alberto Melis, già in cabina di commento dalla stagione precedente. Racconti assolutamente paritari, senza voce principale né di supporto, spalla o commento tecnico. Ha raccontato i successi rossoblù in casa della Juventus dopo quarantuno anni, in casa del Milan nel ’97, il rocambolesco 2-2 di Lopez e Conti a Napoli. Il 4-2 alla Roma all’Olimpico, il 4-1 alla Lazio. Provando a leggergli nel pensiero, conoscendo il suo amore viscerale per il Cagliari, tra i gol più significativi pensiamo annoveri  quello di Sulcis al Delle Alpi contro la Juventus, la doppietta di Sau a San Siro contro l’Inter, Pisano all’Olimpico contro la Roma, Cossu allo Juventus Stadium.  L’Italia ha il suo marchio di fabbrica nel “Clamoroso al Cibali” di Sandro Ciotti. Noi Sardi ci teniamo stretto quel “Si è mossa un’Isola” dalla Tribuna del San Paolo. Federico Ventagliò]]></description>
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		<title>&#8230; Vittorio Sanna: &#8220;Cellino il primo a preoccuparsi per garantire le radiocronache. Bisogna capire che buona comunicazione vuol dire guadagnare soldi e visibilità&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Aug 2013 13:51:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Frongia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Calcio, ma non solo. Il racconto degli eventi pallonari è spesso legato, e influenzato, da molteplici situazioni collaterali che, se analizzate, spingono a vedere i fatti sotto luce diversa. Lo sa bene Vittorio Sanna, uno degli ambasciatori del Cagliari e della Sardegna nella sua attività di giornalista che non si è mai limitata alla cronaca o al commento sportivo. Così, la voce delle partite rossoblù ha accettato l&#8217;invito di SardegnaSport.com, per parlare di Cagliari, del suo stadio e i suoi giovani, ma anche dei problemi che per ora hanno messo a tacere le sue radiocronache e del mestiere di giornalista in generale. Tanta carne al fuoco, cotta a puntino da uno dei colleghi più amati dal pubblico sardo. Partiamo dal tema caldo, emerso mercoledì 21 agosto con il tuo annuncio: per ora, niente radiocronache su Radiolina, dopo che anche la gara di Coppa Italia era stata priva di racconto e immagini. Le trattative sono in corso, e non sono facili perché ovviamente tutte le parti devono perseguire i propri obiettivi. Mi fa piacere che, nei giorni successivi alle prime difficoltà, uno dei primi ad essersi preoccupato del mantenimento della radiocronaca e, nello specifico, che fossi io a continuare a farle, sia stato il presidente Massimo Cellino. So che ha parlato con i suoi collaboratori, facendo presente la situazione e invitando a cercare soluzioni alternative. Non credo che ci sia una intenzione di far mancare il servizio al pubblico e ai tifosi da parte del Cagliari Calcio, ma si tratta di trovare un punto di incontro. E&#8217; un problema meramente economico? Sei ottimista? Osservo e aspetto, è anche un problema economico, ovviamente. Di sicuro c&#8217;è che i tempi sono stretti, per Cagliari-Atalanta la vedo difficile, perché mancano pochi giorni alla partita e le trasferte vanno organizzate. Biglietti, attrezzature e turni di lavoro sono cose che non si fanno dall&#8217;oggi al domani. Parliamo di stadio. Che idea ti sei fatto circa il clima di concordia che ha preceduto le vacanze e l&#8217;ultima mossa sul ritorno a Is Arenas? Sinceramente mi è subito sembrato strano il clima di intesa che era emerso nei giorni scorsi. Mi meravigliava il fatto che si fossero trovate improvvisamente le soluzioni per uno stadio che secondo me ha bisogno di un intervento molto più incisivo di quanto paventato. Mi sorprende meno il ritorno a Is Arenas, dove le condizioni per costruire uno stadio agibile sono più facili. Io sono convinto che Is Arenas possa essere lo stadio del Cagliari, ma può essere solo provvisorio e temporaneo. Non credo che una società come il Cagliari possa avere Is Arenas come riferimento e stadio del futuro. Serve un impianto di altro tipo, come dimensione, non solo dal punto di vista della capienza ma anche come qualità e quantità di servizi offerti. Non temi i possibili ostacoli che emergerebbero sulla strada verso Is Arenas, cose già viste nei mesi scorsi? La paura esiste esiste sempre. Il mio ragionamento è del tutto libero da condizionamenti di altro tipo, come giudizi sull&#8217;operato della magistratura, sviluppi delle inchieste e problemi burocratici. Nel momento in cui valuto le due strutture, i due stadi dove fare calcio e assistere ad uno spettacolo, dico Is Arenas. E&#8217; chiaro che quello che è successo su Is Arenas, uno degli stadi migliori nel panorama attuale del calcio italiano, preoccupa tutti. Le paure di rivivere l&#8217;ultimo anno esistono eccome. Se le cose non verranno fatte al meglio, eliminando ogni rischio preventivabile, ci si dovrà aspettare il peggio. Però, oggettivamente, e lo dico da mesi, se dovessi indicare lo stadio direi che Is Arenas è più facile da costruire rispetto a Sant&#8217;Elia. E con la città di Cagliari come la mettiamo? Intavolare e proseguire il dialogo con il Comune di Cagliari è fondamentale. E&#8217; giusto che la società Cagliari Calcio pensi al Sant&#8217;Elia come stadio rossoblù del futuro, stabile e atto a fare un salto di qualità annunciato da tempo. Quello relativo al Cagliari e alla gestione del vivaio è un tema affrontato spesso. Vedi un atteggiamento &#8220;auto-razzista&#8221; da parte del popolo sardo, nel momento in cui bastona il corregionale al primo errore e perdona lo straniero concedendogli l&#8217;appello reiterato? Il problema nostro, come sardi, è essere i primi denigratori del nostro vicino di casa. Preferiamo che sia uno straniero ad essere migliore di noi anziché il vicino. Questa competizione non dovrebbe esistere, ognuno ha delle peculiarità e deve essere valorizzato per le sue capacità e anche per la sua diversità, l&#8217;invidia è molto dannosa. E per quanto riguarda la società rossoblù? C&#8217;è sicuramente un problema societario relativo alla gestione dei suoi giovani, tutti sardi. La questione si è acuita nel momento in cui c&#8217;è stato l&#8217;avvicendamento tra Nicola Salerno e Francesco Marroccu. Questi, forse anche perché ex giocatore sardo che ha avuto a che fare con molte promesse rimaste tali, aveva a cuore le giovanili e fungeva da collante tra la prima squadra e i ragazzi. Credo che Marroccu completasse anche il Cellino dirigente, imprenditore, che alla fine ha sempre deciso di  percorrere strade diverse da quelle della valorizzazione dei giovani isolani. Secondo me sbagliando, perché, come ho avuto modo di dire in occasione dell&#8217;amichevole con la rappresentativa gallurese, molti ragazzi erano nettamente più validi dei rincalzi della prima squadra con cui si stavano confrontando. Chi è, a tuo avviso, il giocatore che si può eleggere come grande rimpianto del Cagliari e i suoi tifosi? Si è sempre parlato poco di Emiliano Melis, al quale sono state letteralmente tagliate le gambe, mentre Davide Carrus fece anche una scelta perché allora (era il 2003 quando lasciò il rossoblù ndr) aveva mercato, contratto e procuratore. Emiliano, invece, dopo i primi gol in B vede sparire la fiducia in nome di scelte discutibili, fu mandato nell&#8217;anonimato di una Serie C1 dove non c&#8217;erano le collaborazioni attuali e si fermò. Cosa rispondi a chi, a proposito delle promesse mancate, dice &#8220;non hanno dimostrato di essere all&#8217;altezza&#8221;? E&#8217; falso. Perché quando un ragazzo smette di allenarsi ad alti livelli, non solo di giocare partite ufficiali, regredisce [...]]]></description>
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