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	<title>Sardegna Sport &#187; bruschette e michette</title>
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		<title>A &#8216;Casa Cagliari&#8217; Giulini regge un tempo, poi filosofeggia: &#8220;Non vinciamo nemmeno giocando male&#8230;&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Nov 2014 23:18:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sardegna Sport</dc:creator>
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	<p>Non solo la cornice di pubblico (peraltro non proprio da grandi numeri) presente al &#8220;Sant&#8217;Elia&#8221;. Come di consueto, tanti isolani sparpagliati per il globo hanno seguito le sorti del Cagliari davanti a uno schermo, chi in solitaria e chi in compagnia, più o meno cercata. A Milano, per fare un esempio, sin dal suo insediamento Tommaso Giulini ha affibbiato al locale &#8220;Bruschette e Michette&#8221; l&#8217;onere e l&#8217;onore di trasformarsi in &#8220;Casa Cagliari&#8221;, punto di ritrovo per gli aficionados rossoblù di stanza o di passaggio nella città meneghina. Non può perpetrarsi certo il sapore nostalgico dei circoli sardi che si animavano (oggi molto meno, purtroppo) davanti alla gesta dell&#8217;undici bandiera sportiva dell&#8217;Isola, ma l&#8217;esperimento di impiantare un&#8217;isola a quattro mori in Corso Sempione funziona e il modello è più che mai esportabile.</p>
<p>Pienone nel piccolo ma accogliente locale che a partire da mezzogiorno si colma in ogni ordine di posto. Il presidente arriva poco dopo le 12 in scooter con il più piccolo dei tre figli, munito di casco rossoblù d&#8217;ordinanza, per raggiungere consorte e restante prole. Un presidente in mezzo ai tifosi. Un vertice che plana alla base. La regia televisiva scorre le prime immagini e le formazioni. Giocano Joao Pedro e Pinilla, qualche commento poco lusinghiero. La tensione sale gradatamente, a stemperarla i malloreddus e l&#8217;Ichnusa che affiorano e affollano i tavolini e lasciano in vetrina le pur invitanti birre artigianali in dote al locale. Ritardatari, passanti, non prenotati: la sala si riempie, tutti in cerca dei primi 90&#8242; minuti vittoriosi del Cagliari tra le mura amiche. Si disquisisce della mancanza di almeno un altro vero attaccante da schierare al fianco di Sau. C&#8217;è anche chi vorrebbe un Longo più presente e chi propone, per accontentarlo, un arretramento di Cossu sulla linea dei centrocampisti. A fare da cornice ai commensali banchettanti, l&#8217;allestimento dei simboli rossoblù: magliette, divise, gadget, giornali. L&#8217;altare è pronto.</p>
<p>Al gol di Farias applausi e grida che suppliscono alle sofferenze e agli ansimi dell&#8217;avvio. Si aprono subito forum tattici che esaltano la mentalità di questo nuovo Cagliari, capace di scendere in campo solo per cercare la vittoria. E via ad esaltare il furetto brasiliano e ad enumerare i vari prodotti di fattura zemaniana che spopolano per il mondo. Si nominano i più recenti, Verratti e Immobile, ma c&#8217;è anche chi la sa più lunga e si spinge, temerario, a citare Nesta e Totti. Poi è un discorrere di Foggia, atteggiamento e corsa. Manca ancora più di un&#8217;ora di gioco, la vittoria agli occhi di chi segue è già stata derubricata a pura formalità. Intanto però il Genoa prende coraggio e campo, la squadra del boemo barcolla e in pochi si accorgono che probabilmente quello sceso in campo a digiuno è il peggiore &#8211; Roma a parte &#8211; Cagliari visto in stagione. Con la pancia satolla e un primo tempo da virtuali tre punti si va al riposo soddisfatti tra sigaretta di rito e tappi di bottiglie che concedono altro nettare. Chi veramente, però, la sa più lunga a passo svelto dribbla gli avventori e abbandona la compagnia. Forse troppo nervoso, Tommaso Giulini scompare speditamente nel traffico.</p>
<p>Facce scure, un silenzio sepolcrale e gli insulti che lo interrompono susseguono al fortunoso pareggio del Grifone. Carne viva, fuoco sacro: il tifoso che si articola in tutta la sua incoerenza e ingratitudine. E&#8217; un moto irresistibile, un&#8217;oscillazione repentina: finiscono i sorrisi, spazio alla depressione inframmezzata da qualche lumicino di speranza esternata con blandi incoraggiamenti ogni qual volta la palla sembrerebbe essere intenzionata a rimbalzare dalle parti di Perin. Poi le montagne russe d&#8217;improvviso: l&#8217;urlo abortito e l&#8217;imprecazione strozzata dal palo colpito da Conti, l&#8217;angoscia rabbiosa per il liscio di Farias, il boato finale per il fallo di Sturaro sul Capitano. Si dimentica tutto il brutto masticato: il Cagliari è potenzialmente di nuovo in vantaggio. La potenza però Avelar la dimentica, così come la precisione: il parto della gioia fallisce e chi può metterci una pezza, e diventare il nuovo eroe della banda, si esibisce in un tap-in goffo e deturpante. No, Longo non sarà mai il nuovo Filippo Inzaghi. Di questo ne siamo certi. Resta da giocare una buona fetta di secondo tempo in superiorità numerica, ma poi Sau si stira e tra movimenti orizzontali di capo e singhiozzi sconsolati e triviali si scuote l&#8217;ultima bottiglia. Finita anche quella, è ora di andare.</p>
<p>Chi torna a salutare la comunità, invece, è il patron. Il secondo tempo l&#8217;ha visto da casa, in solitaria. Sorride, ma in una maniera che l&#8217;amarezza sprigionata è tanto veemente da travolgere chiunque nel raggio di dieci metri. Il &#8220;Sant&#8217;Elia&#8221; che ha contribuito a riaprire in tutti i suoi settori a tempo di record resta stregato e frequentato meno delle attese. &#8220;Non vinciamo nemmeno quando giochiamo male&#8221; ripete come un mantra per sbollire la delusione. La voglia di parlare però non c&#8217;è, quella di voler vincere è invece manifesta: pronuncia i nomi di Avelar e di Longo, ma non segue alcun commento. C&#8217;è chi prova a distrarlo invitandolo a debuttare in porta all&#8217;ultima di campionato e chi a ospitare un concerto di Vasco Rossi allo stadio; ribatte che &#8220;magari non Vasco, ma a qualcosa stiamo pensando per l&#8217;estate&#8221;. Purché non siano i Maurilios di Cellino, va tutto bene. Convenevoli, foto, strette di mano. &#8220;Casa Cagliari&#8221; si svuota e si dà appuntamento tra due settimane. &#8220;Pazienza&#8221; dice Giulini mentre si allontana dopo aver salutato amici e tifosi. Guadagna casco e scooter e fila via. Pazienza, sì. Resta la sensazione di aver fatto parte di un&#8217;agguerrita e coesa enclave rossoblù in quel di Milano e quella, ancora più benefica, di assistere a un progetto serio che prevede di andare molto lontano. Pazienza, ma solo per adesso. I risultati arriveranno. Arriveranno.</p>
<p><strong>Matteo Sechi</strong></p>]]></content:encoded>
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