Cagliari, una cartina di tornasole chiamata difesa

Di Gennaro, Storari, Giannetti, Ceppitelli: pezzi del puzzle rossoblù
Stagione di Serie B indirizzata verso l’ultimo rettilineo, ma in molte case (quella del Cagliari compresa) è ancora presto per tirare le somme. I rossoblù hanno ancora tutto da conquistare: l’ultima briciola di Serie A e quel primo posto che pronostico e vari sprazzi di campionato parevano avere portato nelle mani di Rastelli e i suoi ragazzi. E invece sabato il piccolo Crotone, col nocchiero Juric in testa, sghignazzava nel vedere da Terni i sardi in balia delle proprie paranoie.
Sì, perché al netto di evidente calo fisico e pochezza tattica, è l’aspetto mentale a condannare il Cagliari odierno. Scarsa concentrazione (vedi, in ordine di tempo, i gol ascolani), eccessivo nervosismo, partenze ad handicap e capacità di imporsi solo quando i buoi stanno scappando dalla stalla. A inizio girone di ritorno fioccavano i rossi al passivo, per tutta l’annata sono arrivati gol da palle inattive (13 su 36, compresi quelli da punizione diretta), pesano le reti incassate a freddo (a Crotone e Chiavari, per esempio) e allo scadere (Terni).
Solo nella fase centrale del cammino il Cagliari ha mostrato solidità difensiva, nel momento di massimo splendore di Salamon e Ceppitelli. Il polacco, arrivato a fine mercato, ha preso presto le redini della retroguardia in luogo di un Krajnc clamorosamente involutosi; l’umbro, out ad Ascoli, ha illuminato tanto da meritarsi il rinnovo pochi mesi dopo il fallimento nella sua prima avventura in Serie A. Rastelli si aggrappa a loro per ritrovare serenità, evitando i traballamenti su palle vaganti scagliate dalle retrovie altrui o dalla trequarti. Piazzamento e uscite così così di Storari e marcature sonnolente, fattori che hanno reso l’area rossoblù meno ermetica di quanto visto a tratti.
Sbagliato pensare che il Cagliari potesse rimanere immacolato, ma (anche) nei gol al passivo si nota tutta la fragilità di una squadra mai pienamente consacrata. Errori già visti e banali, spesso letali, stanno condannando il Cagliari a non godersi un traguardo ormai a tiro, parafrasando le ultime dichiarazioni pubbliche dell’allenatore. Sei giornate al termine di un campionato tribolato, per dimostrare a tutti che ci si trovi di fronte “solo” ad un (lungo) periodo di crisi e non a una scatola vuota su cui dover operare in maniera forte per riempirla. Basterà isolarsi come si sta facendo in questa settimana pre-Brescia? Non è mai troppo tardi per capire i propri mali e trovare la cura.
Mattia Marzeddu