Rally – Depau: “In Sardegna organizzazione senza eguali”

Marco Depau (Foto Ivan Mossudu)
Lanuseino, trasferitosi in Piemonte per lavoro, Marco Depau ha da sempre la passione per le auto e le corse. Ex pilota della Lanterna Corse di Genova (con la quale continua a collaborare), è da tre anni legato alla scuderia Winners Rally Team di Torino. Partecipa a vari rally durante l’anno tra Piemonte, Liguria, Toscana e, ovviamente, la sua amata Sardegna. Abbiamo fatto una piacevolissima chiacchierata tra motori, Sardegna e affetti più cari.
Qualche mese fa hai avuto un problema di salute. Ti sei rimesso al volante alla prima occasione utile?
Sto recuperando e questa gara l’ho fatta proprio per valutare la situazione, ero monitorato continuamente ed era tutto nei parametri, solo qualche dolorino (dopo aver subìto un’operazione chirurgica ndr), ma sto bene.

Alcune livree delle sue auto. In alto l’ultima utilizzata per il Pavia, in basso a sinistra la scritta per Rossella Urru, a destra “Ogliastra un’isola nell’isola”.
Il legame con l’Ogliastra è sempre presente in ogni tua gara, l’ultima in ordine di tempo è stata quella di Pavia: abbiamo visto la livrea della tua Clio.
Tanti mi hanno chiesto il significato della scritta sulla macchina (#Giùlemanidall’ospedalediLanusei ndr), ho spiegato cosa stesse succedendo. Mi sono reso conto che il problema della riduzione dei servizi ospedalieri è un problema che sta colpendo tante realtà. Ciò non toglie che da noi sia molto sentito, forse qualcuno non ha capito che l’Ogliastra è un posto particolare: fare ragionamenti a livello di bacino d’utenza e non di territorio è assurdo. Ma queste accortezze devono averle i politici regionali, non certo quelli nazionali: loro sanno dove si trovano l’Ogliastra e Lanusei e dovrebbero sapere che le alternative sono Nuoro e Cagliari. L’Ogliastra è un’isola nell’isola, ogni volta che corro devo ricordarlo a tutti (vedi livrea in foto).
Come è andata a Pavia, era la tua prima volta lì?
Sì, è stata la mia prima volta a Pavia, è stato difficile adattarsi alla guida da “pistaioli” che risulta molto più precisa e diventa una questione di traiettorie. Oltre all’adattamento, abbiamo avuto dei problemi rompendo il cambio domenica, senza poter fare giri di prova. Risolto quello ha iniziato a diluviare e noi avevamo la macchina pronta per l’asciutto, è stato complicato entrare in gara così, ma dopo l’assistenza siamo rientrati in pista e siamo stati fortunati perché lunedì abbiamo rimontato dalla 28^ alla 14^ assoluta. Siamo arrivati primi tra le macchine a due ruote motrici, mettendoci dietro tante belle vetture rispetto al primo giorno, sono molto soddisfatto.
Nonostante i problemi tecnici, ti è piaciuto gareggiare in circuito?
Devo dire che i rally in circuito non mi entusiasmano, come già detto è una guida particolare. Ne farò ancora un altro a settembre, quello di Monza, poi al massimo andrò a vederli come spettatore.

Marco e Nicole durante la premiazione del Pavia (Foto Zambelli Silvano FOTOZETA)
Avevi una navigatrice donna al suo esordio? Come è andata?
La ragazza che ha corso con me, Nicole Grosso, è la figlia della mia compagna, lei fa equitazione (salto a ostacoli a livello agonistico) ma ha da poco deciso di fare il corso per navigatore. Ha superato anche quello federale a Roma e, siccome ha ancora 17 anni, può correre solo in pista, così ho approfittato del Rally di Pavia per farle fare questa esperienza, che poi è stata esperienza anche per me. Considerato che è stata la sua prima gara e che ci sono stati alcuni problema alla macchina, è stata bravissima e mi ha lasciato davvero sbalordito.
Possiamo accantonare tutti i luoghi comuni sulle donne e i motori?
Era la seconda volta con una donna navigatrice, c’è un problema con voi donne: siete troppo brave. Sono serio (cambia tono di voce ndr), voi avete un vantaggio: quando vi mettete in testa qualcosa riuscite a farlo meglio di noi uomini. Non bisogna pensare che il navigatore si sieda in macchina a leggere assolvendo al suo compito. Sulle sue spalle grava l’organizzazione e la buona riuscita dell’intera gara. Per intendeci, prepara la trasferta al pilota, che solitamente è abbastanza pigro e si permette di fare la star solo perché guida. A livello di precisione, poi, voi donne siete una spanna sopra gli uomini, lo dico per esperienza personale ma basterebbe vedere il numero delle donne navigatrici in circolazione. E poi pensiamo a Paolo Andreucci, il 7 volte campione italiano di Rally assieme ad Anna Andreussi, sua navigatrice e compagna: non è un caso.
Programmi 2016? Come mai non parteciperai al Rally del Vermentino?
Nel 2016 sicuramente correrò il Ronde d’Ogliastra, due gare tra Piemonte e Liguria – ma devo ancora sceglierle e organizzarmi – e il Monza a settembre. Al Vermentino non partecipo perché nello stesso giorno c’è una di quelle due gare sullo sterrato che vorrei fare. Non ho mai corso al Vermentino, ma è un bellissimo Rally. Mi è capitato di vederlo da spettatore, ha delle prove di grande livello e una organizzazione eccezionale. Io sono penalizzato, come tanti altri, dalle trasferte. Dover portare le macchine, la struttura e la squadra in Sardegna e non è sempre agevole, per questo bisogna fare delle scelte e tra le gare sarde ho scelto, ovviamente, quella di casa mia.
Hai mai pensato di correre sullo sterrato?
Sì, la mia idea è proprio quella di abbandonare l’asfalto e dedicarmi alla terra: lo trovo un ambiente più bello e divertente, sono certo di trovare sicuramente nuovi stimoli, senza nulla togliere alle gare su asfalto.

Depau e Deiana al Ronde di Arzachena (Foto Anna Rita Deiana)
Quali differenza puoi notare nell’organizzazione tra le gare sarde e quelle del “continente”?
(Alla mia domanda scoppia in una sonora risata, ndr) Potrei essere di parte, ma so di essere obiettivo nel risponderti: le gare a livello organizzativo in Sardegna non hanno nulla a che vedere con quelle fatte qui per due motivi: sicurezza e ambiente. Ho visto gare organizzate qui che lasciavano molto a desiderare dal punto di vista della sicurezza: c’era da mettersi al volante e sperare che non succedesse niente; di contro, le gare in Sardegna sono organizzate benissimo, sotto ogni punto di vista, dalla preparazione della prova a tutto quello che c’è attorno, come le squadre di decarcerazione, la presenza dei Vigili del Fuoco (deformazione professionale: è un discontinuo dei Vigili del Fuoco, ndr) alla partenza e non dei privati e il modo in cui vengono fetucciate le piste, solo per citare alcune cose.
Che ambiente trovi in Sardegna?
Posso parlarti delle realtà che conosco meglio come Arzachena e Ogliastra, l’ambiente è splendido, i ragazzi che ci lavorano lo fanno seriamente, non si lamentano e non perché non ci siano problemi, ma perché restano interni allo staff, non vengono avvertiti dai piloti e ti assicuro che è fondamentale. In continente è diverso, è tutto incentrato sul business, c’è l’introito di denaro dato dalle iscrizioni e l’organizzazione dà giusto il necessario alle squadre, ma nulla più. Ho potuto notare grande attenzione all’organizzazione e alla sicurezza anche in Toscana, terra molto attaccata ai rally, che infatti si avvicina agli standard sardi.
Hai corso con vetture a 2 ruote motrici e integrali, con quali ti trovi meglio col suo stile di guida?
Ho uno stile di guida “da terra”, come mi sento spesso dire e le sensazioni più belle le ho avute con le due ruote motrici, perché mi fanno sentire molto di più l’adrenalina. Riesco a fare buoni piazzamenti, a vincere le classi, a divertirmi andando comunque fortissimo. Più saliamo di categoria, con le R5, le WRC, più il risultato, che arriva indiscutibilemte, lo si attribuisce soprattutto alla macchina. Per noi piloti da 5-6 gare l’anno, farebbero la differenza solo le macchine, noi molto meno e se pensi che possiamo sfruttarle al 40-50% massimo, capisci quanto potenziale rimanga inespresso. Le gare più belle che io ricordi e che mi piace rivedere sono quelle con la Peugeot 207 S2000 e la Renault Clio S1600.
Il tuo Rally preferito?
Il mio preferito, quello che ritengo il più bello, anche se purtroppo non lo fanno più, è il Valle D’Aosta. A parte le prove speciali bellissime è lo scenario che mi ha colpito di più. Considera che veniva corso a marzo e sul colle San Carlo c’era ancora la neve, ti lascio immaginare. Ovviamente non posso non citare quello di casa (il Ronde d’Ogliastra ndr), perché è un ambiente straordinario, sono in mezzo alla famiglia e agli amici. Chiunque venga con me (navigatore e squadra) ricorda l’ospitalità e il trattamento speciale che riceve. Questi rally, dall’Ogliastra all’Arzachena fino al Vermentino, sono mondi a parte.
Non è facile venire in Sardegna a correre ma ti trattano un po’ come l’ospite speciale quando vieni, ne vale la pena…
Considerata l’insularità c’è sempre grande difficoltà nel trasferire macchine di un certo livello, – lasciando stare il mondiale, che è una realtà troppo distante da noi, con ben altre risorse economiche -, i rally in Sardegna non sono fatti da Depau, Diomedi e Musselli solo perchè portano macchine di un certo livello una volta l’anno, ma sono possibili grazie a chiunque corra, chi ha le macchine piccole, chi lavora tutto l’anno per permettersi di partecipare a questi eventi, altrimenti noi non potremmo fare le gare con 4 iscritti. Penso che serva sostenere e coinvolgere i “piccoli” in ogni modo, anche con interviste e con l’attenzione che meritano, perché sono soddisfazioni che fanno andare avanti queste persone piene di passione; altrimenti si mettono sul podio sempre gli stessi e ci si dimentica che senza tutti gli altri non ci potrebbero mai essere queste manifestazioni.

Depau e Cadore durante la premiazione del 3° Ronde D’Ogliastra (Foto Ivan Mossudu)
Sogno nel cassetto?
L’unico sogno è vincere l’Ogliastra (in 4 partecipazioni ha collezionato 3 secondi posti, l’anno scorso ha avuto un problema con la Ford Focus RS WRC ’08 e non è partito, ndr). Vorrei vincerlo almeno una volta, anche se i pretendenti non vanno certo piano e va dato merito a loro. Il penultimo Ronde ce lo siamo contesi fino all’ultimo io e Vittorio (Musselli ndr) con il quale ho una grande amicizia. Sono contento che abbia vinto lui e che sia andato tutto bene.
Ti basta tornare a casa, insomma
Sì, per me alla fine è importante esserci perché io in quei due giorni ricevo così tanto calore e affetto che non so descriverlo a parole. L’ultimo Ogliastra che ho fatto, quando ho capito che non avrei corso per un guasto – siamo legati alle macchine e intoppi del genere sono molto frequenti – mi sono cambiato e sono andato a vedere gli altri miei amici di Lanusei e dintorni che correvano, come Angius, Ladu, Lai, Locci e tutti gli altri: devo dire che è stato bello anche così.
Marco, sappi però che quando i tuoi tifosi sanno che non corri al Ronde d’Ogliastra serpeggia la disperazione tra la gente: ne conosco tanti che tornano a casa se sanno che non ci sei, come è accaduto l’ultima volta. Hai dei tifosi accaniti, qui
(Ride, ndr) Sì, i miei tifosi più grandi sono in Sardegna, li sento molto più vicini di quelli che ho qui in Piemonte. I più accaniti sono i miei parenti a Lanusei, poi. Non posso dimenticare cosa fece mia nonna (Amelia, quasi 95 primavere ndr) durante il primo Ronde d’Ogliastra: chiedeva aggiornamenti costanti sui miei tempi ad ogni speciale facendo letteralmente impazzire mia zia e diventando anche molto esperta di terminologia tecnica. Lei è certamente la mia prima tifosa.
Roberta Marongiu
Commenti