ESCLUSIVA – Barella: “Non pensavo di lasciare Cagliari”
Ha preso subito il Como nelle sue giovani e sapienti mani, a caccia di un traguardo che “è lontano ma ancora raggiungibile, perché il campionato di Serie B è una continua sorpresa”. Nicolò Barella da Cagliari, classe 1997, continua la sua crescita ma lo sguardo è sempre rivolto a sud, a quella Cagliari che ha dovuto abbandonare a gennaio con tanta sorpresa di tifosi, addetti ai lavori e sé stesso: “Sì, dopo quella bella prestazione di Salerno, da trequartista, non avrei mai pensato di lasciare la Sardegna in questa stagione, poi abbiamo fatto altre valutazioni e con la società abbiamo convenuto che non valesse la pena rimanere a lungo fuori ad aspettare un’occasione”.
Nicolò, che aria tira a Como?
“Sicuramente sto bene, non mi lamento, anche se altrettanto certamente Como non è Cagliari, la mia Cagliari. Sono venuto qui con l’obiettivo di migliorare, giocare di più e salvarmi assieme al gruppo e al mister. La strada è in salita, ma la Serie B lascia sempre aperta ogni possibilità, dobbiamo crederci”.

Barella nel giorno della presentazione a Como
Sei partito subito forte, dando l’idea che il titolare in questa cadetteria lo possa fare eccome. Concordi?
“La Serie B non è la Serie A: si gioca meno a livello di fraseggio e trame, ma si bada di più all’intensità, alla quantità. Per me che venivo da una ventina di partite in due stagioni (Primavera compresa) non è stato facile giocare subito gare ravvicinate e per 90′ (9 presenze, tutte dall’inizio, solo una uscendo al 70′ ndr), ma ho tanta fame e voglia di fare”.
Con Festa come è stato l’approccio?
“Mi ha subito manifestato stima e apprezzamento, c’è un bel rapporto ma non ho certo un trattamento privilegiato. Forse parla un po’ di più con me, ma è normale visto che ci conosciamo da una vita”.
Il Cagliari è in emergenza, in particolare a centrocampo, ormai da settimane: quanto aumentano i rimpianti per non essere lì?
“Abbiamo preso questa decisione di andare a giocare con il presidente e il direttore sportivo, oltre al mister. Non potevo sempre aspettare che Farias e Joao Pedro fossero infortunati e squalificati, non mi lamento assolutamente”.
Tu sei andato via, Deiola e Murru rimangono nell’Isola dove fanno un po’ di fatica. I sardi devono andare fuori per fare un salto di qualità?
“Io penso sempre che giocare nella propria città, nella squadra in cui sei cresciuto, ti dia una forza enorme, una marcia in più. Alessandro (Deiola ndr) ha fatto bene a rimanere, anche perché spesso eravamo in ballottaggio e alla fine sono partito io. Ogni caso ha una sua storia, difficile fare paragoni tra le varie situazioni”.
Rastelli non vedeva Barella se non dietro le punte, tu dove ti schiereresti?
“Io onestamente ho sempre agito da mezzala, nelle giovanili e in prima squadra. Penso di avere dimostrato di poter fare quel ruolo, ma in generale ho fatto vedere che in campo do sempre il 100% e non ho mai risparmiato energie al di là del rendimento, positivo o meno”.
Salerno, vigilia di Natale: Barella incanta e sembra prendersi il Cagliari in mano. Poi?
“Ero molto contento, avevamo vinto giocando bene e avevo fatto una bella partita dietro le punte. Non avrei mai pensato di lasciare il Cagliari dopo quella gara, però poi confrontandomi col mister e il presidente ci siamo chiesti se valesse la pena giocare pochissime partite”.
Estate 2014: è così dura lavorare con Zeman?
“Ho fatto solo 5 giorni col mister, poi sono tornato a casa, probabilmente non mi riteneva pronto per la Serie A. Sicuramente si corre tanto, durante la preparazione come durante la stagione, richiede molto a livello fisico e di intensità, bisogna un po’ prendere confidenza (ride ndr).
Guardiamo avanti: anno 2020, il Cagliari del centenario ad alti livelli con Barella capitano. Che sensazioni ti suscita?
“Solo brividi, senza mezzi termini. Sarebbe fantastico potermi consacrare col mio Cagliari, lavoro per quello e punto a migliorare per poter fare qualcosa di importante nel calcio. Occorre impegno e voglia di non arrendersi mai”.
Como-Cagliari non è lontana: esulteresti in caso di gol?
“Sicuramente no, sarebbe il colmo segnare il mio primo gol in Serie B contro i rossoblù. Devo sbrigarmi a farlo prima”.
Fabio Frongia
* con la collaborazione di Giampaolo Gaias