Esperienza e indecisione su chi tenere: quanto caos in mezzo ai pali del Cagliari

AAA Portiere cercasi. Il dilemma legato alla porta rossoblù, che ha caratterizzato le ultime due sessioni di mercato, si (ri)presenta in attesa di una soluzione in grado di soddisfare i requisiti di sicurezza e continuità. Un equivoco filosofico che ha accostato ai pali di Asseminello profili diversi, talvolta agli antipodi, generando quel disorientamento poi trasferitosi 

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Cragno (primo da sinistra) e Colombi, in mezzo c'è Carboni (foto: SardegnaSport.com)

Cragno (primo da sinistra) e Colombi, in mezzo c’è Carboni (foto: SardegnaSport.com)

AAA Portiere cercasi. Il dilemma legato alla porta rossoblù, che ha caratterizzato le ultime due sessioni di mercato, si (ri)presenta in attesa di una soluzione in grado di soddisfare i requisiti di sicurezza e continuità. Un equivoco filosofico che ha accostato ai pali di Asseminello profili diversi, talvolta agli antipodi, generando quel disorientamento poi trasferitosi sul campo. Un piccolo paradosso se si considerano i trascorsi calcistici (amatoriali) del presidente.

Fu proprio Giulini, un’estate fa, a optare per la coppia Colombi-Cragno. Giovani di belle speranze, al debutto in A ma con alle spalle una più che discreta stagione in cadetteria. Troppo acerbi secondo Zeman, tecnico dai gusti particolari in tema di portieri (vedi Goicoechea), che caldeggiò così l’acquisto di Anania, suo pupillo di vecchia data con alle spalle una carriera decennale. Il suo mancato arrivo (primo momento di frizione tra il tecnico e il presidente), unito al fugace passaggio di quella meteora chiamata Almunia, schiuse le porte rossoblù ai due neo arrivati. Ma se la stagione di Colombi rende difficile una sua valutazione (3 presenze appena per lui), è possibile aprire una parentesi legata a Cragno.

Premesso che il portiere di una squadra zemaniana è più paragonabile ad un pungiball che a un calciatore, è innegabile come i quattro mesi rossoblù del fiorentino scuola Brescia siano stati i più duri della sua giovane carriera. Un entusiasmo, tipico del debuttante, gradualmente scemato tra lo scetticismo di una piazza sempre più insofferente alle imbarcate subite dalla squadra e un’insicurezza crescente (trasmessa anche alla squadra) inevitabile per un classe ’94 nel pieno delle difficoltà.

Marco Storari, qui in maglia rossoblù nel 2008

Marco Storari, qui in maglia rossoblù nel 2008

L’ingaggio di Brkic a gennaio ha rappresentato così un disperato richiamo alla “sicurezza tra i pali”, bocciando (o rimandando agli esami di riparazione) il giovane portiere toscano. Un profilo, quello del serbo, in netta controtendenza, sia per caratteristiche fisiche/tecniche che per curriculum, con le scelte fatte in estate. Un guerriero ashanti, imbattibile sulle palle alte e insicuro coi piedi, nel giro della sua nazionale (serba) e con alle spalle più di una stagione (seppur non sempre positiva) in Serie A. Nei suoi cinque mesi ha così conferito alla difesa rossoblù quel senso di sicurezza latitante nei primi mesi della stagione, garantendo una continuità di rendimento che ha conosciuto solo sporadiche pause (la disperata uscita su Vecino al 93’ contro l’Empoli, per esempio).

Con la retrocessione in B e il più che probabile addio del buon Zeljko (troppo grande, per lui, il rischio di uscire dal giro della nazionale) è ripartita la caccia al guardiano della porta rossoblù. Il Cagliari balla tra diverse situazioni: due ragazzi di proprietà (Cragno e Colombi) in organico sul quale non sembra puntare più, un terzo (Carboni) che dopo aver giocato l’ultima stagione nella Primavera attende di sapere se gli verrà proposto il contratto da professionista o se dovrà cercarsi squadra (probabilmente all’estero), tenuto a bagno maria tra ritiro estivo e immissione sul mercato a caccia di nuovi guantoni. La girandola di nomi sembra avere un denominatore comune: cercasi esperienza per la porta del Cagliari. Si spiegano così agli accostamenti a portieri tutt’altro che di primo pelo, come Storari e Frey, le cui ultime stagioni sono, per motivi diversi, di difficile lettura, ma che porterebbero il carisma del nome e dell’esperienza tra i pali del Sant’Elia.

In 12 mesi sono stati accostati alla porta del Cagliari debuttanti e “vecchietti”, giganti e piccoletti esplosivi, il carisma del veterano e l’entusiasmo del debuttante. Un turbinio di nomi che mette in dubbio le scelte fatte un’estate fa, evidenziando quell’insicurezza deleteria nella gestione di un club calcistico e per il ruolo in questione. In attesa di trovare il bandolo della matassa, perciò, le porte (sempre più girevoli) del Sant’Elia attendono di conoscere chi sarà il loro futuro guardiano.

Stefano Sulis

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