La grinta è sempre la stessa, la fame di campo (se possibile) è anche aumentata. Gianluca Festa è carico e dimostra di aver già digerito la mancata conferma a Cagliari, un sogno – dice – “che ho cullato ma nel quale non credevo davvero e per questo non sono deluso”. Il tecnico monserratino è consapevole,

Gianluca Festa, ha guidato il Cagliari nelle ultime 7 partite della stagione appena conclusa
La grinta è sempre la stessa, la fame di campo (se possibile) è anche aumentata. Gianluca Festa è carico e dimostra di aver già digerito la mancata conferma a Cagliari, un sogno – dice – “che ho cullato ma nel quale non credevo davvero e per questo non sono deluso”. Il tecnico monserratino è consapevole, nonostante la retrocessione della quale non ha evidentemente nessuna colpa, di aver giocato al meglio la carta rossoblù. Sette partite e una media punti prossima al 2 per gara, ma soprattutto la consapevolezza di essere riuscito a rianimare un gruppo di calciatori dato clinicamente per morto. Alla fine il Cagliari è retrocesso con un distacco di tre punti dall’Atalanta. Insomma, l’equivalente di un’incertezza difensiva in meno, di un’azione da gol concretizzata in più. Di quel giro della ruota inceppatosi una volta di troppo.
Mister, davvero nessuna delusione? Giornali e addetti ai lavori davano comunque per certa la proposta di un biennale da parte di Giulini.
La verità è che io dopo l’ultima partita di campionato non ho più sentito nessuno sino a martedì scorso, quando il presidente mi ha chiamato per comunicarmi che avevano deciso di puntare su un allenatore più esperto. No, non sono deluso perché in fondo me l’aspettavo. Tornerò a essere il primo tifoso rossoblù e a sperare in una pronta risalita in Serie A, dove il Cagliari merita di stare.
Eppure l’impressione, a sentirla parlare, è che le abbiano tolto un gustoso lecca lecca. Ormai ci ha preso gusto…
Fare l’allenatore è per me il lavoro più bello del mondo e io mi sento pronto per una nuova avventura. Aspetto una chiamata da parte di qualcuno che creda in me e se non dovesse arrivare andrò io a cercarla, anche all’estero perché i sacrifici non mi hanno mai spaventato.
Colgo la palla al balzo. I soliti beninformati danno per probabile un suo approdo a Leeds alla corte di Cellino insieme a buona parte dello staff che l’ha affiancata nell’esperienza cagliaritana.
Forse devono ancora informare me (ride ndr). La verità è che io a Leeds sono stato per tutti i mesi durante i quali Cellino stava trattando l’acquisto della società. Adesso c’è un allenatore e io non ho ricevuto nessuna proposta. Chiaro che se arrivasse la prenderei in grande considerazione.
Alla guida del Cagliari ha colto 13 punti in 7 partite. Possiamo dire che Festa si è meritato la sua chance?
Io ho cercato di dare tutto me stesso, affrontando difficoltà evidenti e situazioni molto particolari e delicate. Ho dovuto risollevare il morale a un gruppo che ormai si stava lasciando trascinare dagli eventi, che era sfiduciato e depresso. Devo dire che comunque gran parte del merito va ai giocatori stessi, che si sono messi a disposizione con grande professionalità. E’ normale, adesso, che io speri di poter dare un seguito alla mia carriera.
E’ convinto che se le avessero affidato la squadra un mese prima oggi il Cagliari sarebbe salvo?
Difficile dare una risposta a questa domanda, però è vero che ho preso il Cagliari penultimo e ho chiuso terzultimo a +10 dal Cesena e a -3 dall’Atalanta. La società mi aveva chiesto di fare il maggior numero di punti possibile e siamo andati davvero vicini a sfiorare un’impresa in cui forse ormai nessuno credeva più. Di certo possono dire che questa rosa non era tra le tre peggiori del campionato. Sono stati fatti tanti errori da parte di tutti e alla fine ha inciso molto anche la sfortuna. Mi ha fatto sorridere sentire il presidente dire che mi avrebbe confermato in caso di salvezza, ho pensato che magari quando il Cagliari raggiungerà di nuovo la Serie A potrei tornare in corsa (ride ndr).
Chievo e Palermo gridano ancora vendetta.
Partite diverse tra loro. A Verona arrivavamo dalla grande prestazione contro la Fiorentina, scarichi mentalmente in un campo storicamente ostico per il Cagliari. Con il Palermo invece abbiamo giocato bene, collezionando tante palle gol e non riuscendo a concretizzarle. E’ chiaro che guardando indietro sarebbero stati punti molto pesanti, ma in quelle sette partite io e i ragazzi abbiamo dato davvero il massimo.
Il testimone è passato a Massimo Rastelli, un tecnico che sembra aver convinto tutti da subito.
Ho un bel ricordo della persona, da ragazzi giocammo insieme qualche partita nella Rappresentativa della Serie D. Credo che abbia tutte le carte in regola per fare bene a Cagliari.
Gli ormai celebri senatori hanno saltato l’ultima partita e qualcuno se l’è presa con lei. Perché non sono scesi in campo?
Io in settimana avevo parlato con Cossu e Conti. Andrea stava bene, poi alla vigilia si è fratturato un dito del piede, mentre Daniele aveva problemi alla gamba. Non li ho convocati per questo motivo e perché ho voluto restare coerente con il mio modo di lavorare: ho sempre fatto giocare chi in settimana si è dimostrato più pronto.
E un giocatore come Husbauer, autentico oggetto misterioso del mercato invernale, non lo è mai stato?
Sinceramente no. Quando sono arrivato non aveva mai giocato ed era visibilmente indietro di condizione, oltre che turbato da alcuni problemi familiari. Purtroppo ho dovuto metterlo da parte perché non c’era il tempo di recuperarlo e a centrocampo poteva contare su uomini più affidabili.
Lei verrà ricordato anche per aver regalato l’esordio in Serie A al giovane Nicolò Barella.
Se l’ho schierato è perché in allenamento ha dimostrato di meritarselo veramente. Resto convinto che già il prossimo anno potrà essere un punto fermo della squadra. Da mezzala o trequartista potrà fare grandi cose e può rappresentare il futuro del Cagliari. Sta a lui capire adesso che questo è solo il primo passo di una lungo percorso che lo aspetta.
Così come potrebbe esserlo, un punto di forza, anche Deiola, un altro ragazzo che lei conosce molto bene.
Ha fatto benissimo al Tuttocuoio e mi auguro che nella prossima stagione possa far parte della prima squadra. Ma citerei anche Muroni, un altro valido calciatore cresciuto nelle giovanili rossoblù, senza dimenticare Murru, un ragazzo che abbiamo cercato, riuscendoci, di recuperare soprattutto a livello psicologico. Tutti ragazzi sardi cresciuti sotto l’ala di Gianfranco Matteoli e dello staff delle giovanili.
Dove c’è stato un radicale cambiamento con l’arrivo di Mario Beretta proprio a livello di staff.
E’ arrivato un ottimo professionista, ma mi dispiace molto che in pochi abbiano riconosciuto il grande lavoro svolto da Gianfranco Matteoli, che praticamente senza gravare sui bilanci ha messo su una struttura modello e perfettamente radicata nel territorio. Non voglio dire che il cambiamento sia di per sé sbagliato, ma penso che si sia voluta archiviare un’esperienza virtuosa senza tuttavia rendere i giusti meriti a chi l’ha resa possibile. Sono sicuro che Beretta lavorerà sul solco già tracciato da Matteoli, che resta un grande intenditore di calcio con occhio molto allenato nell’individuare i migliori giovani. In pochi infatti sanno, per esempio, che la crescita di Suazo e la sua conseguente permanenza a Cagliari si devono lui, che il primo anno lottò a lungo con Cellino perché lo tenesse e gli desse un’opportunità.
Un gruppo di ultras della curva l’ha contestata nelle ultime domeniche, eppure lei – numeri alla mano – è l’allenatore che ha fatto meglio in questa stagione tribolata. Si è dato uno spiegazione del perché di questa contestazione?
Io una spiegazione ce l’ho, ma preferisco tenermela per me e ricordare invece i tantissimi attestati di stima ricevuti. Per me allenare il Cagliari è stato il coronamento di un sogno, pur dovendolo fare in un momento estremamente complicato. Ma ci ho messo lo stesso entusiasmo del 2003, quando tornai per vestire ancora la maglia rossoblù firmando un contratto in bianco, tanta era la voglia. Ecco, penso che questo sia emblematico di cosa voglia dire sentirsi quei colori addosso, amarli sin da quando da bambino di appena 5 anni si andava allo stadio con il proprio padre, essere davvero consapevole di cosa rappresenti questa squadra per la nostra Regione. In giro sento parlare di sardità, di senso di appartenenza, di capacità di unificare un popolo, però spesso queste sono solo belle parole dette da chi non ha piena consapevolezza del significato. Mi piacerebbe vedere, da qui a qualche anno, che tutta questa retorica si possa tradurre in qualcosa di concreto e duraturo che fortifichi davvero il legame tra Sardegna e Cagliari, che esiste ed è indissolubile ma che ancora non si riesce a valorizzare per davvero.
Matteo Sechi